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Obbligo di ricorrere a norme derogatorie? Non secondo il Tar

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Attraverso la recente sentenza n.1536 del 14 Maggio 2021, il TAR Sicilia Palermo ha chiarito la non obbligatorietà da parte delle stazioni appaltanti di ricorrere alle norme derogatorie contenute nel “Decreto Semplificazioni”, prediligendo affidamenti diretti o procedure negoziate a quelle ordinarie.

 
Le considerazioni (e spiegazioni) del Tar

Il Tar inizia le proprie considerazioni tarando il focus sulla connessione tra l'oggetto dell'appalto e il fine perseguito dal DL 76/2020: secondo i Giudici, infatti, la normativa invocata dalla ricorrente riguardo alle deroghe previste dal decreto non trova applicazione nel caso di specie, tant'è che la parte resistente rileva che il servizio, oggetto del contenzioso, non comporta “investimenti pubblici” e non ha alcun impatto sulle ricadute dell'emergenza COVID, tratti salienti delle deroghe previste dal decreto. E quindi, per tale ragione, viene meno la ragione posta alla base dell'utilizzo della normativa derogatoria.

Il Tar prosegue poi specificando che l'affidamento diretto non è un procedimento al quale le Amministrazioni Pubbliche debbano obbligatoriamente ricorrere, dal momento che la normativa derogatoria non ha revocato, o sospeso, la disciplina ordinaria; perciò

[…] la norma in rilievo non ha inteso conculcare la scelta delle amministrazioni pubbliche di operare mediante la disciplina ordinaria dell'evidenza pubblica con gare aperte in luogo dell'affidamento diretto”.
 

L'importanza del motivare la scelta

Bisogna comunque motivare la scelta di utilizzare le procedure ordinarie, non perché influisca sulla legittimità degli atti di gara ma, semplicemente, per “riparare” il Rup da possibili responsabilità per danno erariale in merito a un prolungamento dei tempi di aggiudicazione della commessa pubblica.

 

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