News

Il Decreto Semplificazioni, nonostante alcune perplessità, diventa legge

Synetich Srl

 

Le scadenze sono state rispettate: Il decreto Semplificazioni, dopo essere passato al vaglio della Camera con 157 sì, 82 no e 1 solo astenuto, è stato convertito in legge in seguito alla firma di Sergio Mattarella. Tuttavia, la firma è stata posta con delle “riserve” da parte del Presidente della Repubblica: quest'ultimo ha infatti voluto segnalare ai vertici istituzionali l'importanza del rispetto della Costituzione da parte del Parlamento verso il dettato costituzionale per quanto concerne l'esame e l'approvazione dei decreti.

 
Le anomalie secondo Mattarella

Questo “attrito” tra le parti è anche testimoniato dalle parole di Mattarella che, infatti, si è così espresso “Ho proceduto alla promulgazione in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale”. La “reticenza” da parte di Mattarella è causata dall'inserimento all'interno del Dl, ormai legge, di una materia estranea alla natura del provvedimento, ossia il Codice della strada: dal momento che il decreto è stato promulgato con una serie di intenti quali l'agevolazione di investimenti, la realizzazione di infrastrutture mediante alcune semplificazioni procedurali, misure semplificative per le amministrazioni digitali e responsabilità del personale delle stesse, imprenditoria, ambiente e green economy per fronteggiare al meglio la situazione generale causata dal Covid-19. E quindi sembra che nel perseguimento di questi obbiettivi poco c'entri il codice della strada, come infatti testimoniato dalle parole di Mattarella che, sul punto, ha sentenziato “il testo a me presentato, con le modifiche apportate in sede parlamentare, contiene tuttavia diverse disposizioni, tra cui la modifica di quindici articoli del Codice della strada, che non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento”. Le anomalie risiedono non solo nella mancata osservanza del principio di omogeneità di materia, ma anche nel fatto che le modifiche al Codice stradale impatteranno direttamente sul quotidiano della popolazione e, quindi sarebbero state validi argomenti di discussione in Aula. Invece, le modifiche sono state ultimate direttamente in Senato, senza essere discusse nelle sedi opportune dal momento che vigeva la “regola” del voto di fiducia. E, per concludere, un'ultima stoccata “Il provvedimento, originariamente composto da 65 articoli, per un totale di 305 commi, all'esito dell'esame parlamentare risulta composto da 109 articoli, per complessivi 472 commi”.

 
Un recap

A seguire le ultime modifiche apportate al testo decreto e approvate durante la conversione in legge, escluse quelle del codice stradale. Le “novità” approvate dal Senato e della Camera riguardano quattro ambiti: infrastrutture, commissari, impatto ambientale ed edilizia privata. Procedendo con ordine, i primi tre argomenti, contenuti nel fulcro del decreto (gli articoli che vanno dall'1 al 9), non hanno subito sostanziali modifiche.
Per quanto riguarda le infrastrutture, rimangono valide le correzioni apportate all'inizio della revisione del testo in materia di appalti:

  • proroga dal 31 luglio 2021 al 31 dicembre dello stesso anno per le procedure veloci per le opere pubbliche;

  • obbligo di pubblicità per le procedure negoziate;

  • accesso alle procedure negoziate per le Associazioni Temporanee di Imprese (Ati);

  • la soglia per gli affidamenti diretti dei servizi di progettazione cala da 150.000 euro a 75.000.

Per quanto concerne i commissari:

  • avranno poteri in stile “Modello Genova”, ma solo per opere mirate e per un numero limitato delle stesse;

  • i soggetti in questione verranno nominati con Dpcm e verranno proposti dal ministro delle Infrastrutture.

Pochi cambiamenti per quanto riguarda la valutazione d'impatto ambientale (Via):

  • In riferimento a quella ordinaria, il periodo partecipativo dei cittadini è aumentato di 15 giorni, da 30 a 45;

  • è stata prevista una procedura speciale, parallela a quella ordinaria, per le opere indirizzate alla transizione energetica e ambientale e per quelle caratterizzate da elevata priorità come ferrovie e simili.

All'esterno del cuore del decreto, ma non necessariamente meno rilevante, è l'articolo 10, ove sono raccolte le disposizioni inerenti alla rigenerazione urbana:

  • Semplificazione e sburocratizzazione per gli interventi di demolizione-ricostruzione nelle città;

  • sono consentite anche modifiche a volumi e sagome in quanto equiparate a semplici ristrutturazioni;

  • le modifiche nei centri storici hanno invece delle limitazioni perché gli interventi da effettuare vengono decisi dai Comuni.

 

Linkografia: