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Non è possibile cedere un lavoro a seguito della risoluzione consensuale di un contratto

Synetich Srl

 

All'interno della delibera n.737 del 9 settembre 2020, L'Autorità Nazionale AntiCorruzione (Anac) ha stabilito che, se un contratto di concessione viene risolto consensualmente, non è possibile continuare a effettuare i lavori scorrendo la graduatoria della procedura di gara. Tale decisione è stata presa in merito a una vicenda riguardante la realizzazione di un parcheggio in project financing di concessione lavori.

 
Il dubbio normativo

Il dubbio riguardava il fatto che l'articolo 110 del codice dei contratti e l'art. 5 del Dl semplificazioni stabiliscono la possibilità di scorrere la graduatoria con l'obiettivo di portare a termine i lavori in presenza di una risoluzione del contratto per inadempimento e non per una risoluzione consensuale dello stesso. L'Anac, quindi, si è espressa in merito alla questione dichiarando che bisogna dubitare della legittimità dello scorrimento in conseguenza della risoluzione consensuale, ai sensi dell'art. 110, dlgs 50/2016, dal momento che è in contrasto con l'art. 110 del codice dei contratti pubblici «che è norma di stretta interpretazione, non applicabile al di fuori dei casi tassativamente previsti, tra i quali non rientra la risoluzione consensuale». Pertanto, per l'Anac, la ratio normativa risulta essere evidente: se si ammettesse uno scorrimento della graduatoria in presenza di ogni risoluzione consensuale, si potrebbe facilmente compromettere l'esito della gara, in quanto si potrebbe delineare uno scenario in cui, di fatto, il contratto di appalto pubblico viene ceduto.

 
Le motivazioni alla base della decisione dell'Anac

Nello specifico, questa situazione sarebbe contraria al principio generale di immodificabilità soggettiva dell'appaltatore pubblico: se così non fosse si potrebbe, teoricamente, scorrere la graduatoria fino a giungere all'operatore economico “gradito” a cui “consegnare” il contratto di appalto. L'Anac ha poi aggiunto che non è possibile giustificare lo scorrimento in graduatoria nemmeno con la tesi “privatistica” dell'estraneità del rapporto alla disciplina del codice appalti perché è volta a escludere l'applicazione dell'art. 110 del dlgs 50/2016, in quanto il rapporto tra le parti in causa sarebbe, per l'appunto, «privato» o comunque ampiamente sottratto alle regole pubblicistiche in tema di contratti pubblici. In aggiunta, l'Anac ha chiarito che l'art. 1, comma 2, lett. c) del codice appalti stabilisce che «le disposizioni di cui al presente comma si applicano, altresì, all'aggiudicazione dei seguenti contratti (...) e ai lavori pubblici affidati dai concessionari di lavori pubblici che non sono amministrazioni aggiudicatrici» e, quindi, al concessionario privato. In conclusione, l'Anac dubita della possibilità di applicare l'art. 5, comma 4 del dl 76/2020, che permetterebbe lo scorrimento della graduatoria in presenza di un contratto sospeso: sul punto sorgono diversi dubbi sull'applicabilità della norma, in quanto, oltre al fatto che la stessa sembra essere applicabile solo ed esclusivamente ai lavori, non seguirebbe nemmeno la procedura prevista che impone il coinvolgimento del collegio consultivo tecnico.

 

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