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Fenomenologia del sopralluogo: da "inopportuno" alle 5 proposizioni.

Synetich Srl

 

Roberto Calisti (SNOP), attraverso “Il quotidiano nell'attività di prevenzione negli ambienti di lavoro”, ha ripercorso l'evoluzione dell'attività di verifica e prevenzione a partire dagli anni 80. In quegli anni “il contesto prioritario era indiscutibilmente quello della fabbrica, affiancato da quello del cantiere edile di edificazione (assunto come, intrinsecamente, di gran lunga più problematico di quello del cantiere edile di manutenzione)”.

 
Gli anni 80

Altra considerazione interessante è che, per quanto riguarda i rischi dell'epoca, la maggior parte degli operatori pubblici della prevenzione avrebbe giudicato inopportuna l'attenzione (odierna) per settori quali la GDO e irragionevole, per la disponibilità di risorse, l'occuparsi di sicurezza e salute in imprese con una manciata di lavoratori, senza parlare di rischio relazionale o addirittura di infortuni stradali. In quegli anni, gli scenari di maggior pericolo riguardavano:

  • “macchine con organi in movimento visibilmente non protetti;

  • carichi molto pesanti da spostare a mano;

  • movimenti monotoni indefinitamente ripetuti in linea di montaggio, con ritmi elevati e pause insufficienti;

  • polveri, fumi, vapori, nebbie poco o per nulla aspirati;

  • rischi di incendio ed esplosione sottovalutati e/o gestiti in modo approssimativo;

  • mancanza di protezioni fisiche contro le cadute dall'alto”.  

Quello che ora viene definito sopralluogo “era uno strumento-principe dell'azione pubblica di prevenzione: rigorosamente “a sorpresa”, perché l'idea era di dovere e potere così cogliere al volo, senza alterazioni, la realtà vera del lavoro in una data azienda” e il modello di valutazione preminente “assumeva che il rischio si annidasse in massima parte in qualcosa di 'materialmente pericoloso' e/o 'oggettivamente sbagliato'”.  
Negli anni successivi, invece, gli operatori del sistema pubblico di prevenzione hanno iniziato a svolgere le proprie mansioni anche in ambito di “educazione alla sicurezza e alla salute, informazione, formazione e assistenza (anche verso insegnanti e allievi di scuole), alimentazione ed utilizzo di sistemi informativi, epidemiologia occupazionale…insomma di ampliare il proprio orizzonte, lavorare in rete, comunicare, promuovere la sicurezza e la salute anche in contesti e modi non tradizionali, senza piantare steccati tra le problematiche del 'dentro' e del 'fuori' degli ambienti di lavoro”.  
Tuttavia è importante notare che, dopo questa fase “espansiva”, si è giunti, a una fase regressiva: le motivazioni sono da ricercare nel crescente disinteresse da parte delle istituzioni, unito a un ricambio generazionale nelle PPA non sufficiente e a pressioni dall'alto per “fare numeri”.  Di conseguenza sono venute meno la qualità, l'etica del lavoro dei Servizi e ciò è andato a discapito del principio di precauzione.

 
Le 5 proposizioni

Oggigiorno, fortunatamente, il sopralluogo è diventato un elemento difficilmente sostituibile, al punto che viene integrato in “una visione d'intervento organica”. Sul punto, la relazione contiene cinque diverse proposizioni.

Nella prima viene indicato che “salvi i casi di emergenza, un sopralluogo va preparato”:

  • e inserito all'interno di una programmazione mirata all'efficacia in quanto il sopralluogo, allo stesso modo della prescrizione e della disposizione, è uno di quegli elementi costitutivi di un'operazione che può essere notevolmente duratura e complessa;

  • attraverso un'attenta analisi dei Servizi Pubblici di prevenzione. Per esempio, attraverso un'analisi dei flussi informativi finalizzata allo studio della realtà produttiva oggetto del sopralluogo;

  • mediante il dialogo con i vari stakeholders.    

Nella seconda proposizione si segnala che “si potrà obiettare che, con un sopralluogo troppo preparato e troppo comunicato, va a farsi benedire il fattore sorpresa: ma questo fattore è davvero decisivo solo in casi definiti in cui si debba cogliere qualcosa che potrebbe essere celato o anche solo alterato in brevissimo tempo: ad esempio un'operazione manutentiva o di pulizia particolarmente pericolosa”.

La terza proposizione rimarca l'importanza di quella che si può definire “prima impressione” sostenendo la rilevanza del “modo (lo stile) con cui il Servizio Pubblico si presenta per la prima volta a un'azienda, ai suoi lavoratori, ad altri soggetti aziendali che interverranno man mano. Come si spiega 'chi si è'? Con chi si chiede di parlare? Quale tono si usa? Come prima cosa, si chiede di essere accompagnati direttamente nei luoghi lavoro o ci si accomoda in una stanzetta di riunione in attesa che vengano esibiti documenti di valutazione del rischio, schede di sicurezza, protocolli sanitari etc.”.  

La proposizione numero 4 sottolinea quanto sia “importante il modo (lo stile) con cui il Servizio Pubblico conduce la prima visita degli ambienti di lavoro (o si fa condurre durante la medesima). Se non si conosce bene una tipologia di ambiente di lavorativo e/o una specifica azienda, sarà inevitabile seguire un accompagnatore: ma ciò non obbliga a rimanere spettatori passivi e meri raccoglitori di carte aziendali”. Inoltre, non può essere di certo inutile “fare attenzione a segnali sommessi, ad esempio quando i lavoratori vogliano far capire che ad essi piacerebbe essere ascoltati, ma 'non qui' e 'non ora'”.  

In conclusione, nell'ultima proposizione si evidenzia l'equivalenza, per quanto riguarda l'importanza, tra la fine e l'inizio del primo sopralluogo. Un modus operandi standardizzabile e rapido per terminare l'azione è quello di compilare un prestampato con delle crocette volte a indicare i “documenti di cui si vuole che l'azienda produca copia entro una data scadenza … e salutare”. Un'altra strada è quella di “predisporre campionamenti e misure di igiene industriale, organizzare incontri con lavoratori e soggetti aziendali (medici compresi), coinvolgersi nell'elaborazione di procedure e istruzioni operative aziendali, e così via”.  

 

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