Se il Presidente del CdA ha poteri inadeguati in relazione al valore dell’appalto, la sottoscrizione da parte di quest’ultimo dell’offerta ne inficia la validità?

Federica Dascoli



La ricorrente lamenta che la controinteressata avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara in quanto l'offerta economica dalla stessa presentata, sarebbe stata sottoscritta dal Presidente del CDA in assenza del relativo potere statutario.
In particolare il Presidente del C.D.A. avrebbe poteri di firma per atti di importo fino ad € 500.000,00, mentre per gli atti di importo eccedente la firma dovrebbe essere necessariamente congiunta con quella di uno dei due amministratori delegati. L'appalto superava detto importo.

Quid Juris?

"Nelle gare pubbliche, la sottoscrizione delle offerte, sia tecnica che economica, costituisce elemento essenziale delle stesse, consentendone la riferibilità alla società che ha partecipato alla gara.

L'assenza di sottoscrizione determina un'invalidità dell'offerta presentata (con la conseguente esclusione dalla gara del concorrente), in quanto fa venire meno la certezza della provenienza nonché dell'assunzione di responsabilità e dell'impegno vincolante nei confronti della stazione appaltante. Ciò è confermato dalla circostanza che l'assenza della sottoscrizione dell'offerta integra un vizio insuscettibile di essere sanato mediante il ricorso al c.d. soccorso istruttorio, di cui all'art. 83, comma 9, d.lgs. n. 50/2016 secondo cui "Costituiscono irregolarità essenziali non sanabili le carenze della documentazione che non consentono l'individuazione del contenuto o del soggetto responsabile della stessa".

Nel caso di specie, tuttavia, non si versa in un'ipotesi di mancanza della sottoscrizione dell'offerta, essendo la medesima presente e riscontrabile, nonché riconducibile al Presidente del Consiglio di Amministrazione, quale soggetto legittimato a rappresentare verso l'esterno tale ente.

Nel caso di specie ricorre, piuttosto, il diverso caso della offerta sottoscritta da soggetto legittimato a rappresentare l'offerente ma esorbitando dai limiti del proprio potere rappresentativo.

L'ipotesi trova la propria disciplina civilistica nell'art. 2384, comma 2, c.c., ai sensi del quale "Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società".

Tale disposizione sancisce l'inopponibilità ai terzi, esenti da dolo, dei limiti statutari di rappresentanza dell'ente societario, purché la volontà di quest'ultimo venga esternata da un soggetto a cui professionalmente ne compete la spendita del nome.

Pertanto, nel caso di specie, il Presidente del CDA, pur eccedendo i limiti statutari relativi al valore delle offerte sottoscrivibili, ha posto in essere un atto che, in forza della predetta disposizione – che rende inopponibili ai terzi gli atti compiuti tranne che nel caso residuale dell'azione intenzionale a danno della società – vincola pienamente la società all'offerta formulata. Non è, infatti, neppure astrattamente configurabile, in capo all'ente pubblico contraente, l'intenzione di agire ai danni della società.

Di conseguenza il vizio che affligge l'offerta economica dallo stesso sottoscritta è qualificabile come mera irregolarità, inopponibile ai terzi, e operante sul piano dei rapporti interni alla società.

In ogni caso il cda ha provveduto a ratificare l'operato dell'amministratore.

Trova applicazione al caso di specie l'insegnamento della Cassazione secondo cui "in tema di società di capitali, l'eccedenza dell'atto rispetto ai limiti dell'oggetto sociale, ovvero il suo compimento al di fuori dei poteri conferiti, non integra un'ipotesi di nullità dell'atto medesimo, ma, al più, di inefficacia e di inopponibilità nei rapporti con i terzi: eccepibile, peraltro, solo dalla società stessa, che potrebbe scegliere, in via alternativa, di ratificarlo con effetto ex tunc. Ne deriva, a fortiori, che ogni questione relativa all'estraneità dell'atto compiuto dall'amministratore rispetto all'oggetto sociale è da ritenersi irrilevante a seguito e per effetto dell'adozione di una delibera di autorizzazione preventiva adottata dalla società: posto che essa impegna quest'ultima a fare propria la conforme condotta esecutiva; idonea, o no, che sia al perseguimento dell'oggetto sociale (Cass. 5522 del 2015 Cass., sez. lavoro, 17 settembre 2009 n.20035; Cass., sez. 1, 15 aprile 2008 n. 9905; Cass., sez. 1, 11 dicembre 2006 n. 26325; Cass., sez. 1, 2 settembre 2004 n. 17678)".

Poiché l'offerta vincola pienamente la controinteressata neppure appare configurabile una illegittimità tale da giustificare l'operatività del soccorso e dei limiti dello stesso".

Fonte:
 
Redazione Synetich

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