Riforma Codice Appalti, nulla di fatto

Federica Dascoli



È saltata la riforma del Codice Appalti, più volte annunciata nei giorni scorsi, che avrebbe dovuto muovere i suoi primi passi nel Consiglio dei Ministri di oggi.
 
Sul tavolo del CdM è arrivata una bozza di decreto legge
 per la semplificazione molto più leggera di quella circolata nei giorni scorsi. Dei 28 articoli inizialmente previsti, ne sono rimasti infatti 10. In un video pubblicato su Facebook al termine della riunione del CdM, il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha affermato che nella fase di conversione del decreto legge entreranno altre misure di semplificazione che avranno come obiettivo "cancellare gli adempimenti e gli enti inutili che non servivano a niente ma solo a creare scartoffie".

Codice Appalti, salta la riforma urgente

Dal testo della bozza del decreto legge sono scomparse le norme che avrebbero dovuto introdurre modifiche urgenti al Codice Appalti. Nelle ultime ore c'è stato un acceso confronto sulla normativa inerente ai contratti pubblici. Da una parte le ipotesi di liberalizzazione delle procedure negoziate e degli affidamenti con massimo ribasso, dall'altra le forti preoccupazioni espresse dall'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) in merito ad un totale stravolgimento del Codice.
 
Codice Appalti, le proposte che restano in bilico

Le prime versioni del decreto "Semplificazioni" hanno proposto una serie di modifiche considerate da molti operatori come un passo indietro.
 
Si tratta della reintroduzione dell'incentivo alla progettazione svolta dai tecnici dipendenti pubblici, della possibilità di affidare i lavori di importo inferiore alle soglie comunitarie (5.548.000 euro) sulla base del progetto definitivo, che di fatto aprirebbe la strada al ritorno dell'appalto integrato. Nella vecchia bozza anche l'affidamento con procedura negoziata dei lavori di importo fino a 2,5 milioni di euro e l'utilizzo del criterio del minor prezzo per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria da affidare sulla base del progetto esecutivo.
 



"Attendiamo di vedere il testo definitivo del decreto legge sulle semplificazioni approvato poco fa dal Consiglio dei Ministri", ha dichiarato il Presidente Ance, Gabriele Buia, "ma se sarà confermato l'impianto finora emerso significherà che il Governo ha deciso di non adottare alcuna misura efficace per rilanciare l'economia a cominciare dallo snellimento delle procedure di spesa necessarie per sbloccare le opere pubbliche e mettere in sicurezza il Paese. Questo vuol dire che gli obiettivi fissati dalla legge di bilancio, che si basa sulla previsione di un cospicuo aumento degli investimenti pubblici, non potranno essere confermati". 

"Ci aspettavamo un segnale importante per far ripartire il Paese, che invece ancora una volta viene rimandato a data da destinarsi - ha spiegato Buia - Non è così che possiamo convincere l'Europa, ma soprattutto non è così che possiamo far fronte alle necessità di un Paese che ha un gap infrastrutturale di 84 miliardi e che necessita di immediati interventi di messa in sicurezza e manutenzione del territorio".  

"Da mesi- ha concluso - l'Ance chiede di approvare un pacchetto di norme sbloccacantieri con lo snellimento delle procedure di spesa e alcune modifiche urgenti al Codice appalti. Si tratta di provvedimenti indispensabili che non possono più attendere e sui quali non sono ammissibili ripensamenti da parte del Governo,  che aveva anche annunciato misure a sostegno delle imprese in difficoltà: non c'è nulla di tutto questo per ora nel decreto".

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Fonte:
 
 Redazione Synetich
 
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