Punteggio per le certificazioni di qualità in caso di RTI: sono ammissibili qualora l’ente certificatore non rientri tra gli organismi in Italia accreditati da ACCREDIA?

Federica Dascoli






Ecco la risposta negativa fornita dal Tar Piemonte, Torino, sez. II, 28 novembre 2018, n. 1302

"Il disciplinare di gara al punto 4 "criteri di aggiudicazione" prevedeva, quale subcriterio di attribuzione del punteggio dell'offerta tecnica, la voce "2) certificazioni" (complessivi 10 punti), divisa in "Certificato di gestione aziendale della sicurezza OHSAS 18001 – punti 5" e "Certificato di gestione aziendale dell'ambiente ISO 14001 o EMAS – punti 5".

E' pacifico e documentale che due delle mandanti dell'ATI alla voce della modulistica di gara inerente i sistemi di garanzia della qualità e le norme di gestione ambientale, hanno barrato "no" per quanto concerne la dichiarazione che "l'operatore economico potrà presentare certificati rilasciati da organismi indipendenti per attestare che egli rispetta determinati sistemi o norme di gestione ambientale".

In seguito alla segnalazione presentata proprio dalla ricorrente, la stazione appaltante ha chiesto chiarimenti all'ATI la quale ha esibito, per le mandanti due certificazioni di qualità ambientale rilasciate dalla società Optima Italia s.r.l. la quale, pacificamente, non rientra tra gli organismi in Italia accreditati da ACCREDIA ai sensi dell'art. 87 del d.lgs. n. 50/2016, nell'ambito del sistema di accreditamento eurounitario.

In seguito a tale acquisizione documentale la stazione appaltante ha confermato il punteggio attribuito ritenendo: a) che le certificazioni fossero acquisibili, pur avendo le concorrenti dichiarato in gara di non possederne; b) che le stesse, pur non essendo pacificamente né ISO 14001 o EMAS o appartenenti al circuito di enti accreditati nel sistema europeo di certificazione, potessero essere ugualmente ritenute utili per il conseguimento del punteggio.

In sostanza la stazione appaltante ha "interpretato" la legge di gara come se la stessa premiasse il possesso di una qualunque certificazione ambientale, pur avendo il bando esplicitamente menzionato due tipi di certificazioni (ISO 14001 e EMAS) aventi disciplina e validità a livello eurounitario.

Sostengono tanto la stazione appaltante che la controinteressata che si tratterebbe di una scelta coerente con il bando di gara (il quale non poneva limiti espliciti a possibili documenti "equivalenti") e che, per contestare la valutazione dei certificati della controinteressata, la ricorrente avrebbe dovuto impugnare il bando.

Quanto all'assunto che la condotta dell'amministrazione sarebbe conforme alla legge di gara, esso prova evidentemente troppo; la legge di gara richiedeva esplicitamente un tipo di certificazione appartenente ad un preciso sistema europeo di certificazione; l'indicazione era inequivoca e non può essere letta, se non violando la par condicio dei concorrenti, come riferita a qualunque generica tipologia di certificazione ambientale. Né può sostenersi che siccome il bando menzionava le certificazioni (con la loro puntuale denominazione tecnica che, inevitabilmente, le abbina a quelle emesse da soggetti appartenenti ad un circuito specifico di enti certificatori) e non i soggetti emittenti (che sono, come detto, biunivocamente legati al tipo di certificazione) sarebbero state ammissibili anche certificazioni né corrispondenti a quelle menzionate, né emesse da soggetti appartenenti al pertinente circuito europeo di enti certificatori.

D'altro canto l'art. 87 del d.lgs. n. 50/2016 recita: "Le stazioni appaltanti, quando richiedono la presentazione di certificati rilasciati da organismi indipendenti per attestare il rispetto da parte dell'operatore economico di determinati sistemi o di norme di gestione ambientale, fanno riferimento al sistema dell'Unione di ecogestione e audit (EMAS) o a altri sistemi di gestione ambientale nella misura in cui sono conformi all'articolo 45 del regolamento (CE) n. 1221/2009 o ancora ad altre norme di gestione ambientale fondate su norme europee o internazionali in materia, certificate da organismi accreditati per lo specifico scopo, ai sensi del regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio. Le stazioni appaltanti riconoscono i certificati equivalenti rilasciati da organismi stabiliti in altri Stati membri. Qualora gli operatori economici abbiano dimostrato di non avere accesso a tali certificati o di non avere la possibilità di ottenerli entro i termini richiesti per motivi loro non imputabili, la stazione appaltante accetta anche altre prove documentali delle misure di gestione ambientale, purché gli operatori economici dimostrino che tali misure sono equivalenti a quelle richieste nel quadro del sistema o della norma di gestione ambientale applicabile."

In sostanza l'indicazione del bando, oltre ad essere puntuale, si inserisce in un puntuale quadro normativo che già pone e risolve il problema di eventuali effetti sproporzionatamente restrittivi in danno dei concorrenti; la normativa infatti considera ex lege equivalenti non solo le menzionate certificazioni del sistema ISO/EMAS e quelle rilasciate da organismi accreditati ma ammette anche per l'operatore economico la possibilità di dimostrare di non possederle senza colpa e di avere, nella sostanza, caratteristiche equivalenti.

La controinteressata né in gara né nel presente giudizio ha provato a prospettare che la certificazione esibita dalle mandanti si baserebbe su caratteristiche equivalenti a quelle richieste nell'ambito della certificazione prescritta dal bando.

Né, infine, come sostengono parte resistente e controinteressata, l'art. 87 indurrebbe una "eterointegrazione del bando"; è il bando e non la legge ad avere legittimamente scelto di premiare tale tipologia di certificazioni; è la pertinente normativa eurounitaria ad identificare caratteristiche e soggetti legittimati a rilasciare le certificazioni in questione; a tutto concedere l'art. 87 eterointegra il bando in senso favorevole ai concorrenti precisando che, in ogni caso, la prova di non avere (incolpevolmente) i certificati richiesti e di avere tuttavia una equivalenza di caratteristiche tecniche sarebbe sempre ammessa in ossequio a generali principi di proporzionalità e non discriminazione (non venendo qui in causa il favor partecipationis, posto che il requisito è richiesto per ottenere un miglior punteggio e non ai fini dell'ammissione in gara). Non si tratta dunque di alcuna eterointegrazione del bando di gara (al limite vi è una eterointegrazione di favore), quanto piuttosto di una piana e coerente lettura della legge di gara alla luce della normativa di riferimento. D'altro canto appare verosimile che gli stessi concorrenti interessati abbiano inizialmente interpretato il bando in questi termini, avendo dichiarato di non possedere certificazioni ambientali "spendibili".

Posto che è pacifico che due mandanti dell'ATI non possedevano e non possiedono il requisito premiale (né hanno mai allegato di avere caratteristiche allo stesso sovrapponibili) e che è ugualmente pacifico che, riparametrando al ribasso il punteggio in tal senso erroneamente attribuito all'ATI, la ricorrente si colloca prima in graduatoria, il ricorso deve trovare accoglimento con annullamento dell'aggiudicazione impugnata".

 

Fonte:
 

Redazione Synetich

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