La mancanza di talune sottoscrizioni da parte del seggio di gara e della commissione giudicatrice dei verbali di gara ne determina l’invalidità?

Federica Dascoli







Il ricorrente lamenta in particolare che nel verbale n. 2 del seggio di gara mancherebbe la sottoscrizione di un componente, mentre il verbale di gara n. 7 sarebbe privo della sottoscrizione di un funzionario. Lamenta altresì che  è stato illegittimamente redatto un unico verbale e come le sedute nelle quali si è proceduto all'esame delle offerte abbiano avuto una durata assolutamente insufficiente rispetto alla valutazione da effettuare e di diversa durata con riferimento alle tre ditte partecipanti alla gara.


Secondo il Tar Lazio, Roma, sez. I, 30 ottobre 2018, n. 10460 si tratta di irregolarità meramente formali:

"Deve in proposito osservarsi come la doglianza, nella stessa prospettazione di parte, abbia una valenza meramente formaleatteso che le ricorrenti non contestano la veridicità di quanto affermato nei verbali in ordine alla effettiva presenza di tutti i membri della Commissione, evidenziando solo la carenza di alcune sottoscrizioni, una per verbale, peraltro riferibili a persone non investite di specifiche funzioni di verbalizzazione.

Osserva in proposito il Collegio come, in assenza di una norma che commini l'invalidità delle operazioni verbalizzate perché prive della sottoscrizione di soggetti non muniti di funzioni certificative, la censurata carenza di firme integra una mera irregolarità formale (cfr., ancorché con riferimento alle commissioni di concorso, Consiglio di Stato, sez. V, 25 gennaio 2003, n. 344 e, più di recente, Tar Lazio, Roma, sez. I, 24 ottobre 2016, n. 10558).

Medesima reiezione si impone per la prospettata illegittimità delle operazioni di gara derivante dall'avvenuta verbalizzazione in un unico verbale di due sedute tenute dalla Commissione.

E infatti, il principio di analiticità e tempestività della verbalizzazione non comporta anche la necessaria contestualità di esternalizzazione dell'attività svolta dalla Commissione, così che la materiale redazione del verbale e l'approvazione dello stesso non devono necessariamente avvenire al termine di ogni seduta.

Ne deriva che "... sebbene la confezione di separati atti, ossia, un verbale per ciascuna seduta, sia il metodo da preferire, in mancanza di norme, anche della lex specialis, che prescrivano la documentazione distinta di ogni riunione, nulla impedisce ad una commissione di gara di redigere un unico verbale di tutte o di parte delle operazioni compiute, ancorché relativo a più giornate", così che "la verbalizzazione successiva allo svolgersi delle sedute è ammessa purché sopravvenga in tempi idonei ad evitare l'insorgenza di errori od omissioni nella ricostruzione sia dei fatti che dell'iter valutativo percorso dalla Commissione" (Tar Abruzzo, L'Aquila, 2 gennaio 2017, n. 2).

Neppure possono essere condivise le censure relative all'assenza di sottoscrizioni del verbale di apertura dei plichi e le contestazioni alla tempistica della valutazione delle offerte tecniche.

In proposito va, in primo luogo, rilevato come sia rimasta incontestata l'affermazione della difesa dell'Anas secondo cui la copia del verbale di apertura dei plichi consegnata alle ricorrenti a seguito di istanza di accesso fosse in realtà una mera bozza, per tale ragione priva delle sottoscrizioni, presenti, invece, sul verbale vero e proprio.

Quanto al diverso e insufficiente tempo dedicato all'esame delle offerte tecniche, occorre rilevare come "nelle controversie in materia di appalti pubblici è da escludere che possa essere addotta a indice di illegittimità dell'operato del seggio di gara la pretesa inadeguatezza dei tempi impiegati per l'esame delle offerte, potendo la brevità dei lavori essere la risultante di particolari doti, anche di sintesi, dei componenti della commissione giudicatrice, della adeguatezza della organizzazione dei suoi lavori ovvero della rilevazione a volte ictu oculi delle peculiari caratteristiche dei progetti presentati" (così, da ultimo, Consiglio di Stato, sez. V, 28/07/2014, n. 3998).

Ne deriva che la rilevata l'esiguità dell'elemento temporale non rileva per sé stessa, ma, per avere effetti invalidanti, in quanto espressione di una carenza di istruttoria, deve essere accompagnata dalla prospettazione (puntuale e non generica) di una superficialità e inattendibilità nell'esame delle offerte posto in essere dalla commissione, tale da determinare un esito irrazionale ed illogico delle determinazioni conclusive assunte.

Neppure ricorre la lamentata carenza motivazionale dell'atto, tal da porre dubbi in ordine alla effettiva collegialità della valutazione.

Ritiene in proposito il Collegio di richiamare il costante orientamento giurisprudenziale secondo cui la valutazione delle offerte in sede di gara pubblica può dirsi sufficientemente motivata a mezzo di punteggio numerico espresso sui singoli oggetti di valutazione, laddove, come nel caso in esame, l'apparato delle voci e sottovoci fornito dalla disciplina della procedura, con i relativi punteggi, è sufficientemente chiaro, analitico e articolato, sì da delimitare adeguatamente il giudizio della Commissione nell'ambito di un minimo e di un massimo.

In tali casi l'iter logico seguito in concreto nel valutare le singole offerte è immediatamente comprensibile in quanto integra l'applicazione di puntuali criteri predeterminati e permette, così, di controllarne la logicità e la congruità (cfr., ex multis, Tar Sardegna, Cagliari, sez. I, 12 giugno 2018, n. 572, Tar Puglia, Bari, sez. I, 8 marzo 2018, n. 320)".

 

Fonte:

www.giustizia-amministrativa.it

www.giurisprudenzappalti.it

 

Redazione Synetich

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