La formazione professionale in Italia: investimento come strategia di sviluppo

Federica Dascoli
Synetich, 17 dicembre 2018



Negli ultimi 3 anni la spesa per la formazione dei lavoratori in Italia registra un aumento e, anche se ancora molto distante dalla media europea, gli ultimi dati sugli investimenti sono positivi e in miglioramento rispetto al decennio 2005-2015.

Il cambiamento è ancora poco percettibile, ma è significativo perché indica che il paese sta andando nella direzione del life-long learning, la formazione continua, seguendo la linea europea che vede nell'acquisizione di nuove competenze la base per una strategia aziendale vincente.

 

La formazione continua ha numerosi vantaggi: migliora il coinvolgimento, la motivazione, la produttività dei lavoratori. Chi ha la possibilità di crescere professionalmente all'interno dell'azienda, è più contento e motivato, si sente apprezzato e non prende in considerazione facilmente l'idea di andarsene, è soddisfatto del proprio lavoro e riesce a trovare nuovi stimoli, portando beneficio all'impresa nella sua totalità.

 

In Italia aumenta l'investimento nella formazione

 



Gli investimenti delle imprese italiane per la formazione dei dipendenti risultano in crescita: secondo l'ultimo rapporto Anpal, l'Italia investe circa 600 milioni annui in formazione (XVIII Rapporto sulla formazione continua 2016-17).

Una cifra in aumento ma pur sempre  inferiore a molti paesi europei che investono fino a 4-5 volte di più.

 

Infatti, gli adulti occupati che fruiscono della formazione professionale in azienda in Italia sono l'8,3% dei lavoratori, mentre la media europea si attesta sul 10,8%. Visto che nel 2015 in Italia era al 7,3% si registra un incremento sui 2 anni di solo il 13,6%.

 

Ciò nonostante, questa ripresa indica che le aziende si stanno accorgendo di quanto la formazione dei dipendenti sia un investimento che porta numerosi vantaggi sia nel breve che nel lungo periodo.

 

 

Come e quanto si investe nella formazione in Italia

 


Nel complessivo, le imprese che offrono corsi e progetti di formazione risultano essere il 60%; la percentuale dei lavoratori che usufruiscono della formazione è del 46% e conta quasi 3 milioni e mezzo di dipendenti (considerando anche le imprese che non offrono corsi di aggiornamento).

 

Sono, però, soprattutto le grandi aziende, con più di 250 dipendenti, a puntare sull'innovazione e sulla competitività: di queste il 90% offre attività formative. La percentuale scende al 60% nel caso delle piccole e medie imprese.

 

Le divergenze non si notano solo sull'ordine di grandezza, ma emergono anche a livello territoriale. Le regioni che investono maggiormente sono quelle del nord, in particolare Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, mentre al sud la spesa in formazione è spesso molto limitata, con scarsi investimenti in Molise e Basilicata.

 

Dal Rapporto Anpal tuttavia si evince che, nonostante l'Italia investa meno dei paesi europei in formazione, sta crescendo la percentuale dei lavoratori impiegati in attività formative (46% nel 2016, 36% nel 2010), che ha addirittura superato la media europea.

 

 

Partecipanti a corsi di formazione nelle imprese con 10 addetti e oltre. Anni 1993-2015


Fonte: elaborazioni Anpal su dati Eurostat - Continuing Vocational Training Survey (CVTS) -
ed Istat, Rilevazione sulla formazione del personale nelle imprese. Anni 1993-2015

 

La formazione come strategia di sviluppo per l'impresa

 

I lavoratori che sono aggiornati sugli avanzamenti tecnologici e sui sistemi di lavoro sono più competitivi rispetto a chi si ferma al titolo di studio. Nella visione d'insieme, i dipendenti formati rendono l'azienda più competitiva e al passo con i tempi, capace di adeguarsi velocemente ai cambiamenti del mercato e ad aprirsi all'innovazione.

Chi ha la possibilità di crescere professionalmente è più coinvolto nel proprio lavoro, è motivato ad applicare già da subito le nuove competenze acquisite, si sente apprezzato e valorizzato e perciò sarà riconoscente verso l'impresa che gli permette di crescere e migliorarsi, contribuendo a creare un ambiente di lavoro sereno ed efficiente.

 

La formazione quindi va intesa come una vera e propria strategia di sviluppo per l'impresa, va strutturata ad hoc. I corsi proposti ai dipendenti devono essere funzionali e mirati alla crescita aziendale, ad esempio dei corsi di informatica per utilizzare dei nuovi programmi possono servire a velocizzare il lavoro di chi è poco esperto in ambito digitale; dei corsi di lingua possono portare l'azienda ad acquisire clienti esteri, aprendosi al mercato internazionale; un seminario sull'organizzazione dei processi aziendali può aiutare i responsabili a snellire le procedure lavorative.

 

Il panorama del mercato attuale vede sempre più spesso le imprese riorganizzarsi, fondersi, rinnovarsi e aprirsi a nuovi settori. La formazione continua dei lavoratori in questo ambiente risulta essere particolarmente utile e vantaggiosa, perché consente alle imprese di dotarsi di competenze nuove e trasversali, di avere un personale specializzato e pronto a ricoprire ruoli diversi assecondando le necessità economiche. D'altra parte, fornisce ai lavoratori degli strumenti per far fronte ai cambiamenti del mercato senza restare esclusi, rendendoli in grado di affrontare nuove sfide lavorative.

 

 

La carriera non basta

 


Chi si dedica alla carriera in modo totalizzante, ma non trova il tempo per fare formazione, rischia di "restare indietro" rispetto a coloro che invece dedicano tempo e risorse per acquisire nuove competenze, che si rivelano importanti soprattutto nel settore delle nuove tecnologie.

Nessun professionista dovrebbe mai ritenere di essere completamente formato: i sistemi di lavoro cambiano rapidamente, soprattutto quando utilizzano nuove tecnologie, e i margini di crescita esistono a qualsiasi livello e in ogni settore.

 

Indipendentemente dal livello di carriera, i lavoratori che non fanno formazione continua risultano essere meno competitivi nel mercato del lavoro, rischiando di perdere il posto o essere sostituiti da persone con meno esperienza ma conoscenze più fresche e attuali, più adeguate alle nuove necessità del mondo del lavoro.

 

 

Perchè investire nella formazione: non un costo, ma un investimento

 


Per alcune categorie professionali, come medici, avvocati, giornalisti, la formazione continua è obbligatoria, mentre i lavoratori delle altre categorie possono affidarsi ai corsi che vengono talvolta proposti dalle imprese. Non sempre le imprese ritengono utile investire nella formazione dei propri dipendenti, anche se i dati degli ultimi anni sono incoraggianti: in Italia nel 2015 il 60% delle imprese ha offerto attività di formazione, quasi il doppio rispetto al 2005 (32%).

 

Come abbiamo visto precedentemente, chi investe maggiormente nella formazione sono le grandi imprese con più di 250 dipendenti (90%), mentre per le medie e piccole imprese la percentuale scende al 60%.

 

Le ragioni sono diverse. Da parte delle imprese, in molti casi manca una reale comprensione dei benefici che possono derivare dalla formazione dei propri dipendenti. Le imprese tendono ad assumere personale già formato, ritenendo che non vi sia la necessità di acquisire nuove competenze; in altri casi vorrebbero offrire formazione ma trovano la spesa eccessiva.

 

Spesso nelle aziende la formazione viene considerata alla stregua di altri costi del personale e quindi, in caso di crisi o difficoltà, il budget viene ridotto o eliminato. Bisogna iniziare a considerare la formazione non un costo, ma un investimento.

 

 

Come viene ripagato l'investimento in formazione nel tempo




L'obiezione principale di chi decide di non investire sulla formazione dei dipendenti è il fatto che l'azienda non veda un vantaggio nel formare un lavoratore che, una volta acquisite nuove competenze, diventa più spendibile sul mercato del lavoro e potrebbe lasciare l'impresa per impiegare altrove le nuove conoscenze.

 
Questo ragionamento però viene capovolto se si assume una visione d'insieme più ampia: se tutte le imprese fornissero formazione continua ai propri dipendenti, ci sarebbe sì il rischio che questi utilizzino le competenze acquisite per trovare un altro posto di lavoro, ma allo stesso modo, ogni azienda avrebbe la possibilità di trovare dei nuovi lavoratori già formatisi altrove, con competenze attuali e spendibili immediatamente nella propria.
 
In generale inoltre, chi lavora in una ambiente dinamico e ricco di stimoli si sente più soddisfatto del proprio lavoro e non pensa a lasciare il posto. Come diretta conseguenza diminuisce anche il turn over all'interno dell'azienda, che si trova ad avere un gruppo coeso e motivato nello svolgere al meglio il proprio impiego.
 
In una visione più ampia quindi, l'investimento in formazione dei propri dipendenti va ad accrescere il capitale umano non solo della propria azienda, ma del mercato del lavoro tutto.

 

 

La formazione efficace ripaga le spese dell'investimento




Per avere risultati concreti e mantenerli nel lungo periodo, l'impresa deve impostare un progetto di formazione mirato sugli obiettivi che intende raggiungere. I punti chiave per un progetto di formazione che porti ad un ritorno sull'investimento si possono così riassumere:

  • definizione di obiettivi specifici, misurabili e realistici, raggiungibili in un arco di tempo definito
  • sinergia tra l'azienda e l'ente formativo individuato per attuare i progetto di formazione
  • condivisione del progetto tra l'azienda e il lavoratore che ne usufruisce, in modo da non sprecare risorse ed evitare fraintendimenti.
 
Quando il progetto formativo è ben strutturato e adeguato al background dei lavoratori, viene accolto con entusiasmo e invoglia i lavoratori ad applicare sin da subito le competenze apprese, migliorando da subito i processi lavorativi aziendali.
 

 

Come accedere alla formazione finanziata per i dipendenti

 


Le aziende e i professionisti possono accedere a dei finanziamenti per offrire una formazione continua e specializzata ai propri dipendenti, grazie ai fondi paritetici interprofessionali introdotti dalla legge 388/2000.
 
I fondi paritetici possono coprire parte del costo per corsi, seminari, master, o in alcuni casi l'intero costo, grazie ai contributi versati dalle imprese ai fondi interprofessionali. L'agevolazione è rivolta non solo alle imprese che decidano di formare i dipendenti, ma anche al titolare o al libero professionista datore di lavoro.
 
Oltre 950.000 imprese hanno già aderito ai fondi paritetici interprofessionali, a beneficio di 10,6 milioni di lavoratori.
 
Le attività formative che possono essere finanziate riguardano la formazione continua, ovvero l'acquisizione di competenze mirate ad accrescere la competitività dell'impresa e ad aumentare le potenzialità professionali dei lavoratori.

 

 

Come funzionano i fondi paritetici interprofessionali

 


Le aziende possono accedere ai fondi paritetici interprofessionali nazionali per finanziare le attività formative aziendali, territoriali e settoriali, ma anche piani formativi individuali e altre attività propedeutiche connesse o trasversali all'occupazione del dipendente.
 
Aderire ai fondi interprofessionali non comporta costi aggiuntivi per l'impresa, perché viene utilizzata una parte dell'aliquota altrimenti versata all'Inps come quota per la disoccupazione involontaria. In poche parole, non è una spesa aggiuntiva ma si tratta solo di una diversa destinazione di parte dei contributi.
 
I fondi possono essere impiegati anche per la formazione degli apprendisti, ma non può farne richiesta chi non è tenuto al versamento del contributo integrativo (lavoratori occasionali, operai agricoli, lavoratori con contratti di somministrazione).
 
Per aderire ai fondi le imprese possono utilizzare il modello di denuncia contributiva mensile Uniemens. Questo modello serve anche per comunicare la revoca all'adesione al fondo, o per trasferire l'adesione ad un altro fondo interprofessionale.
 

 

Conclusioni


Una formazione continua e mirata permette alle imprese di disporre sempre di lavoratori altamente competenti e pronti ad affrontare le nuove sfide del mercato del lavoro. L'assenza di una formazione professionale adeguata, viceversa, impedisce una crescita strategica e consapevole del lavoratore e dell'impresa stessa, che non può contare su competenze al passo con i tempi e gli sviluppi economici. La formazione continua oggi è la chiave fondamentale per garantire la cresita e l'occupabilità.

Dal discorso di Maurizio del Conte - Presidente dell'Anpal:

"non è immaginabile un futuro dove, per l'Italia, si allarga ulteriormente la fascia del lavoro di bassa qualità. E allora pongo una domanda. Siamo pronti a mettere in discussione ciò che è stato fatto finora? E' necessario creare un ecosistema in grado di coordinare i vari pezzi della formazione che sono presenti nel Paese, per evitare la sovrapposizione di interventi e ridurre lo spreco di risorse già scarse. E' poi necessario sburocratizzare la formazione stessa e misurarne sul serio gli esiti reali".



Scritto da Synetich, 17 dicembre 2018


Approfondimenti


Formazione: ecco perchè investire nelle Risorse Umane
https://www.pmi.it/economia/lavoro/approfondimenti/129203/formazione-perche-investire-nelle-risorse-umane.html

Il punto sulla formazione continua in Italia
http://www.confprofessioni.eu/news/articolo/il-punto-sulla-formazione-continua-italia

La formazione continua in Italia e in prospettiva comparata: dati e buone pratiche
https://www.confindustriabergamo.it/files/assemblea/2017/centroeinaudi_confindustriabergamo_formazionecontinua.pdf

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