Anche nelle concessioni di servizi è applicabile l'istituto delle offerte anormalmente basse? Qual è la funzione del PEF?

Federica Dascoli



Ecco i tratti salienti della sentenza Tar Liguria, Genova, sez. I, 17 ottobre 2018, n. 826.


"non merita accoglimento il denunciato vizio relativo all'illegittima applicazione della disciplina sulle anomalie dell'offerte recata dall'articolo 97, commi 2 e 3 del d.lgs. 50 del 2016 e quello secondo cui il richiamato articolo 97 non prevedrebbe, tra le cause di esclusione, le anomalie relative al periodo di ammortamento degli investimenti. In primo luogo infatti le norme sulla verifica dell'anomalia dell'offerta trovano applicazione alla procedura in questione in conformità a quanto previsto dalla legge regionale 7 ottobre 2009, n. 40 (Testo unico della normativa in materia di sport), secondo cui l'affidamento della gestione dell'impianti sportivi non gestiti direttamente dagli enti territoriali è effettuato "nel rispetto della vigente normativa nazionale dei contratti pubblici" (articolo 20) e al rinvio contenuto nella lex specialis (disciplinare di gara – pagine 19 e 20). In secondo luogo l'articolo 97, comma 6, disciplina un potere discrezionale dell'amministrazione, ove prevede che "la stazione appaltante in ogni caso può valutare la congruità di ogni offerta che, in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa" e quindi non vincola il procedimento di verifica alle sole ipotesi nominativamente individuate.

Il giudizio di anomalia è del resto un giudizio complessivo sull'affidabilità dell'operatore fondato sull'esame dell'offerta economica, della quale fa indiscutibilmente parte il Piano economico finanziario. Come anche recentemente precisato dal Consiglio di Stato "occorre considerare la funzione del PEF, quale scolpita dalla chiara giurisprudenza di questo Consiglio di Stato, secondo la quale esso è volto a dimostrare la concreta capacità del concorrente di correttamente eseguire la prestazione per l'intero arco temporale prescelto attraverso la responsabile prospettazione di un equilibrio economico-finanziario di investimenti e connessa gestione, nonché il rendimento per l'intero periodo: il che consente all'amministrazione concedente di valutare l'adeguatezza dell'offerta e l'effettiva realizzabilità dell'oggetto della concessione stessa." (C.d.S., sez. V, 13 aprile 2018, n. 2214).

Si deve convenire con il ricorrente sul fatto che le indicazioni recate dagli atti di gara in merito alla presentazione del Piano economico finanziario fossero contraddittorie e fuorvianti o meglio carenti, tanto che entrambi i concorrenti hanno presentato un piano finanziario annuale a fronte di una concessione pluriennale. Il PEF allegato al disciplinare quale modello tipo aveva durata annuale e le indicazioni relative all'orizzonte temporale degli investimenti proponibili e alla loro sostenibilità economica risultavano, per come formulate, di difficile applicazione. Se è vero –infatti- che il piano economico finanziario, in linea di principio, doveva avere necessariamente durata corrispondente a quella della concessione, risulta impervio ipotizzare – come indicato dalla lex specialis- che alcuno dei concorrenti fosse in grado di proporre un piano di investimenti superiore a 50.000 euro su tre anni e con un rientro degli investimenti nel medesimo lasso temporale, considerato tra l'altro che il valore complessivo dell'attività in questione si attesta storicamente intorno ai 170.000/180.000 euro annui.

Ciò premesso in merito alla incongruenza delle previsioni di gara, l'investimento proposto non poteva comunque essere ammortizzato in un lasso temporale superiore rispetto alla durata della concessione e, conseguentemente, il ricorrente è stato legittimamente escluso per anomalia dell'offerta. Come precisato dalla richiamata pronuncia del Consiglio di Stato n. 2214/2018 "un vizio intrinseco del PEF –come quello di un riferimento temporale diverso dallo stabilito- si riflette fatalmente sulla qualità dell'offerta medesima e la inficia". Tale vizio non configura una mera irregolarità formale e non è sanabile mediante il soccorso istruttorio.

Merita peraltro favorevole apprezzamento il rilievo – formulato con il secondo motivo sia del ricorso introduttivo sia dei motivi aggiunti- secondo cui il verbale e la conseguente aggiudicazione sono comunque viziati per mancato accertamento dell'anomalia dell'offerta presentata dalla seconda classificata. Infatti anche il PEF da questa presentato, a fronte di una concessione di durata triennale, aveva un orizzonte limitato ad una sola annualità e prevedeva una serie di voci difformi rispetto a quelle riportate dal modello indicato dall'amministrazione. L'offerta tecnica, oltre che affetta da elementi di anomalia, risultava invero del tutto carente, atteso che l'aggiudicataria non presentava alcuna proposta di miglioramento. Il disciplinare di gara risultava chiaro nel richiedere detto elemento pena esclusione. (pag. 11: "Nella busta 2 dovrà essere inserita a pena di esclusione la seguente documentazione (...) proposte migliorative – il ricorrente formula una proposta migliorativa da attuare sugli impianti in concessione senza oneri aggiuntivi per l'amministrazione comunale con particolare riferimento a risparmio energetico, di riduzione dell'impatto ambientale e/o di utilizzo energie alternative, rifacimento terreni gioco o risistemazione delle parti esterne. A tal fine il concorrente dovrà presentare una dettagliata relazione tecnico illustrativa in cui venga descritta la proposta migliorativa (...)".

L'offerta presentata doveva ritenersi pertanto non solo anomala ma inammissibile ai sensi delle previsioni del disciplinare di gara, determinandosi quindi illegittimità del verbale impugnato in principalità, che non lo ha rilevato, oltre che del provvedimento di aggiudicazione".
 
Fonte:
 
Redazione Synetich

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