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Un esempio virtuoso di capacity building

Synetich Srl

 

Il settore degli appalti, dopo la crescita fatta registrare tra il 2017 e il 2019, anno in cui, stando alle rilevazioni condotte dall'Anac, sono state registrate in più ben 11.698 CIG per procedure con importo pari o superiore ai 40mila euro rispetto all'anno precedente, sta subendo gli effetti causati dalla pandemia. Mettendo a confronto il periodo che va tra gennaio e agosto del 2019 con il medesimo arco temporale del 2020 emergono due dati:

  • decremento del 17,3% per la spesa appaltata;

  • contrazione del 10,4% in merito alle gare.

Da un confronto tra due settori, in questo caso quello sanitario, appare lampante il trend opposto: ad agosto dell'anno corrente, infatti, la spesa sanitaria è aumentata fino a 17.9 mld complessivi rispetto ai 12,4 del 2019. Il fatto è che gli appalti pubblici, da sempre considerati un vero e proprio motore di sviluppo economico in quanto leva della pubblica domanda, assumono, o dovrebbero assumere, una centralità ancor maggiore dal momento che, nella situazione attuale, sta avvenendo un cambiamento radicale nel rapporto tra pubblico e imprese che potrebbe produrre dei mutamenti a livello culturale, organizzativo e sociale.  

 
Il caso di Sardegna Ricerche

In merito a questi nuovi scenari, Sardegna Ricerche, l'ente regionale dell'innovazione in ambito del progetto “Sportello Appalti Imprese”, istituito per formare e indirizzare aziende e stazioni nel mercato, ha condotto uno studio che ha restituito un quadro piuttosto definito: In Italia, in media, sono necessari 663 giorni per portare a termine il processo che va dall'affidamento della progettazione alla conclusione dei lavori; le tempistiche variano da regione a regione con l'Emilia-Romagna in testa per efficienza (507), in Lombardia occorrono, invece, 706 giorni e, come fanalino di coda, la Liguria, ove occorrono quasi 1000 giorni. Generalmente, la motivazione di ciò è da ricercare nei pesanti oneri burocratici che obbligano i Responsabili Unici del Procedimento (RUP) a dedicare tempo e energie più alle pratiche amministrative che al conseguimento dello scopo dell'appalto. In un contesto del genere, e per il futuro del settore, sarà molto importante l'utilizzo che si farà delle risorse finanziarie stanziate dall'Europa per contrastare l'emergenza causata dalla pandemia di Covid-19.

 
Formazione e consulenza di successo

L'esperienza dello Sportello Appalti in Sardegna ha dimostrato che se si effettuano rafforzamenti nella capacità amministrativa e nella formazione indirizzata alle imprese che operano nel mercato delle PPA, si possono ottenere risultati notevoli e la Sardegna ne è la dimostrazione: sul territorio sardo è stato registrato un consolidamento della capacità delle imprese di aggiudicarsi gli appalti di lavori, la cui quota è, infatti, salita all'80%, crescendo di 7 punti rispetto al 2018. Per fornire un termine di paragone, a livello nazionale, è 60% la quota delle imprese che vincono le gare appaltanti all'interno delle regioni in cui hanno sede. Inoltre, le imprese che si sono rivolte e appoggiate allo Sportello Appalti hanno partecipato a più gare nell'ultimo triennio; nello specifico, 31,5 contro i 24,9 di chi non ne fa parte. Infine, in Sardegna sono stati misurati dati importanti in riferimento all'utilizzo dei mercati elettronici, importante fattore di innovazione su tutto il territorio: l'investimento effettuato per consulenza e formazione specifica ha reso le stazioni appaltanti più competenti e competitive nel giro di poco tempo: nel primo semestre del 2020, secondo Consip, i contratti siglati ammontano a 10.592 i contratti siglati nell'isola. Il loro valore complessivo è di 377 milioni di euro con 3.990 fornitori e 618 PA abilitate. In aggiunta, l'ordinato medio da parte delle Stazioni Appaltanti, con 357 € a persona nel 2019, si colloca tra i più elevati del Paese: in sintesi, considerati i risultati ottenuti in Sardegna grazie al di capacity building, lo si potrebbe utilizzare su scala nazionale con un duplice obiettivo: migliorare i processi di spesa e sviluppare una capacità amministrativa non solo comunitaria, ma anche replicabile e sostenibile.