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Tamponi rapidi e dove trovarli

Synetich Srl

 

La soluzione pensata per alleggerire l'enorme pressione subita dal sistema sanitario, soprattutto per quanto riguarda il testing, consiste nell'”estendere” la possibilità di far effettuare i c.d. tamponi rapidi anche ai medici di base e nelle farmacie. Durante lo svolgimento della riunione con le Regioni, il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato l'avvio di una fase sperimentale organizzata ad hoc dato l'ingolfamento subito da molti luoghi sanitari: l'obiettivo, attraverso gli antigenici eseguibili anche in farmacia, è di individuare tempestivamente i nuovi contagi per poi poter procedere al loro isolamento per scongiurare l'ulteriore diffusione del virus. L'esecutivo pare compatto sulla necessità di rafforzare il sistema attuale visti i dati registrati tra gli ultimi due giorni della scorsa settimana: 16.079 casi in un giorno e rapporto tra tamponi effettuati e nuovi casi al 9,4%, ai massimi della seconda ondata.

 
Anche i medici di famiglia interverranno

Dalle parole di Speranza “Abbiamo già ridotto la quarantena a 10 giorni ed eliminato il secondo tampone, siamo disponibili a trovare nuovi ambiti di intervento specifici” emerge quello che, in linea di massima, pare essere un'intesa con, e tra, le Regioni per quel che riguarda una semplificazione delle procedure di tracciamento. A tale scopo sono stati convocati nella giornata di oggi medici di famiglia, Conferenza Stato-Regioni e sindacati per stabilire un accordo che consenta ai medici di medicina generale di effettuare test rapidi. A quanto pare, è “in cantiere” una nuova normativa per consentire l'adesione volontaria dei camici bianchi e, inoltre, una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base.

 
Le tempistiche e gli interessati

Tale attività dovrebbe essere circoscritta al periodo dell'epidemia influenzale, per favorire la diagnosi differenziale tra le due patologie e dovrebbe coinvolgere i medici di assistenza primaria e i pediatri di libera scelta “per evitare che il rafforzamento di tali attività gravi esclusivamente sui Dipartimenti di Sanità Pubblica”. Da quanto emerge dal documento, l'erogazione dei test non sarà esclusivamente limitata alle due figure sanitarie citate in precedenza, ma anche a professionisti di altre aree della medicina convenzionata come:

  • medici di continuità assistenziale;

  • medici titolari di incarichi di cui all'articolo 60 del Dpr 270/2000;

  • medici di emergenza sanitaria territoriale;

  • medici della medicina dei servizi;

  • altre forme organizzative dell'assistenza territoriale come, per esempio, le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziali).

Per quanto concerne il compenso economico, si dovrebbe giungere a una regolamentazione dello stesso a fronte dell'esecuzione dei tamponi antigenici rapidi eseguiti dai medici di assistenza primaria e dai pediatri di libera scelta, mentre per gli altri professionisti la remunerazione dell'attività è compresa in quella dell'attività ordinaria.

Un aiuto dalla ricerca: test salivare valida alternativa al tampone naso-faringeo

Con il passare del tempo, si spera che gli aiuti possano provenire anche dall'avanzamento di tecnologie e studi: proprio a tal proposito, sulla rivista Viruses è stata pubblicata una ricerca condotta all'Istituto nazionale malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma (InmiI), in collaborazione con l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, lo University College di Londra e la società biomedicale DiaSorin. Un team di ricercatori ha esaminato 337 campioni salivari di 164 pazienti ricoverati presso l'Istituto romano e, dal confronto con lo stesso numero di tamponi naso-faringei, è stato riscontrata una concordanza quasi assoluta tra le due tipologie. E quindi, a quanto pare, la saliva è un campione diagnostico ideale per eseguire la ricerca del virus. Inoltre, la si potrebbe utilizzare con i sistemi commerciali già disponibili, veloci e sensibili. “I risultati - spiega l'Inmi - dimostrano che la saliva è un campione altrettanto valido rispetto al tampone naso-faringeo e al lavaggio bronco-alveolare attualmente utilizzati come gold standard per il rilevamento del SARS-CoV-2”. Infine, il campione salivare «è meno invasivo e più facile da raccogliere rispetto al tampone naso-faringeo e, a maggior ragione, rispetto al lavaggio bronco-alveolare».