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Sanzione antitrust non definitiva: vi è l'obbligo di dichiararla in sede di gara per gli effetti di cui all'art. 80, quinto comma?

Federica Dascoli

Il Tar Puglia, Lecce, sez. II, 26 marzo 2018, n. 485 risponde negativamente.

"Dalla lettura degli atti di causa emerge chela sentenza8499/2016 del Tar Lazio,con la quale è stato respinto il ricorso giurisdizionale proposto avverso il provvedimento sanzionatorio irrogato dall'Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato, è stata oggetto di impugnazione, e non ha quindi acquisito autorità di cosa giudicata.

E' la stessa ricorrente a riconoscere che l'ANAC, nella sua attività di integrazione dell'art. 80, comma 5 del d.lgs.50/2016, ha chiaramente inteso valorizzare, con lo strumento delle Linee Guida – le Linee Guida n. 6 del 2016 – di carattere normativo, solo le condotte di distorsione o alterazione della concorrenza accertate con sentenza divenuta irrevocabile.

Per questa ragione, il procedimento antitrust culminato nella irrogazione di sanzioni economiche nei riguardi di alcune ditte facenti parte del Consorzio aggiudicatari delle gare in argomento non può assumere rilievo, sub specie di grave illecito professionale ai sensi dell'art. 80, comma 5 del d.lgs.50/2016.

Anche la dedotta violazione della norma di apertura del Patto di Integrità, siglato in attuazione del Piano Nazionale Anticorruzione per il triennio 2016-2018 dal Ministero della Difesa non è fondata.

La violazione del Patto di Integrità in esame viene ancorata, nella prospettazione della ricorrente, ad una condotta anticoncorrenziale che però, per il fatto di essersi consumata nel passato e non avendo ancora formato oggetto di sentenza irrevocabile, non può essere adeguatamente valorizzata alla stregua di trasgressione di un accordo la cui valenza opera, almeno sul versante sanzionatorio, limitatamente allo svolgimento della gara cui l'operatore economico partecipa.

Ed invero, l'art. 4 del Patto di Integrità stabilisce che "Il contenuto del Patto di Integrità e le relative sanzioni applicabili resteranno in vigore sino alla completa esecuzione del contratto".

Anche gli obblighi che il consorzio aggiudicatario ha assunto nei confronti della Stazione appaltante riguardano, senza dubbio, lo svolgimento della gara medesima in ogni sua fase, inclusa quella della esecuzione della commessa pubblica, senza alcuna analisi a ritroso di comportamenti illeciti attinenti gare già concluse.

Per questa ragione, le condotte anticoncorrenziali eventualmente poste in essere in occasione di gare passate non rilevano ai fini del mancato rispetto degli impegni anticorruzione che si assumono con il Patto di Integrità.

Quanto, poi, alla dedotta violazione dell'art. 80, comma 7 del d.lgs.50/2016, il Collegio deve porre in risalto che,non essendo configurabile alcun obbligo, per l'operatore economico, di portare la stazione appaltante a conoscenza di un provvedimento antitrust ancora oggetto di accertamento giurisdizionale, non appare integrarsi la violazione della norma evocata dalla ricorrente.

In definitiva, una volta riconosciuto insussistente l'obbligo di informare la stazione appaltante, ai sensi dell'art. 80, comma 5 del d.lgs.50/2016, dell'esistenza di un provvedimento antitrust non ancora cristallizzato in sentenze irrevocabili, manca del tutto il presupposto per conferire all'art. 80, comma 7 la sua cogenza".

Fonte:
www.giustizia-amministrativa.it
www.giurisprudenzappalti.it