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Prevenire i disagi che possono essere causati dai DPI anti Covid-19

Synetich Srl

 

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie (APVR), sono stati progettati per proteggere i lavoratori dall'inalazione di sostanze pericolose quali fibre, polveri, fumi, vapori, gas, microrganismi e particolati presenti nell'ambiente di lavoro che possono causare patologie a danno delle vie respiratorie. I dati INAIL (INAIL, 2019) mostrano che nell'anno appena passato le malattie professionali a carico dell'apparato respiratorio hanno occupato il quarto posto per le denunce protocollate (2809), facendo così registrare un trend in aumento rispetto al 2018 (2613).

Le normative vigenti

Si ricorre all'uso del DPI quando non è possibile utilizzare mezzi di protezione collettiva (art.75 del D.Lgs. 81/2008), ovvero misure organizzative, procedurali tecniche, idonee a eliminare l'esposizione dei lavoratori a sostanze dannose.   La scelta del dispositivo più appropriato dovrebbe avvenire solo dopo il completamento della valutazione dei rischi e dovrebbe essere sottoposta a una serie di fattori e considerazioni. Infatti, secondo la UNI EN 529:2006, accanto agli aspetti connessi alla valutazione dell'adeguatezza, vale a dire il livello di protezione offerto, è necessario tener conto anche degli aspetti connessi alla valutazione dell'idoneità del dispositivo. Tra di questi sono inclusi fattori ergonomici come, per esempio, l'aspetto termico.

I discomfort

Al punto D.5, il focus viene posto sull'affaticamento termico che il DPI potrebbe in aree come la testa, dovuto ad un “effetto barriera” rispetto agli scambi termici e che potrebbe determinare un cosiddetto discomfort per il lavoratore che lo indossa. Tale fattore diventa più evidente in concomitanza a condizioni microclimatiche sfavorevoli e di attività lavorative più intense; rappresenta inoltre un problema di interesse igienistico emergente in virtù dei cambiamenti climatici in corso e delle ondate di calore sempre più intense e frequenti. 

E i rischi annessi

Il discomfort dovuto all'accumulo di calore percepito sul viso, o su una porzione di questo, è uno dei motivi di intolleranza per chi indossa il DPI. Tener presente questo aspetto comporterebbe una riduzione dei fattori di non accettabilità del dispositivo e, quindi, scongiurerebbe il rischio che il lavoratore decida autonomamente di rimuoverlo e/o di non utilizzarlo. Per quanto concerne la letteratura scientifica internazionale, alcuni studi hanno evidenziato che il dispositivo di protezione delle vie respiratorie può avere un effetto sia sulla temperatura del viso o sulla parte di esso coperta e un impatto, decisamente più contenuto, sia su quella interna. Altri studi tentato di porre in correlazione il giudizio soggettivo, associato al discomfort, con la temperatura superficiale del viso sotto la maschera quando il lavoratore la indossa. I risultati ottenuti indicano che la temperatura limite di comfort è ai 34,5°.

Il cambiamento respiratorio

Un altro fattore che può incrementare il discomfort percepito è il cambiamento del modo di respirare: a riposo, la maggior parte degli adulti ha una respirazione di tipo nasale (inspirazione ed espirazione attraverso il naso). Solitamente, con l'intensificarsi dell'attività fisica, la respirazione nasale diventa oronasale e, tale cambiamento, incide sulle due componenti degli scambi di calore legati alla respirazione: la respirazione oronasale, infatti, prevede una maggiore dispersione del calore verso l'ambiente rispetto alla respirazione nasale. Con il DPI, l'aria espirata rimane bloccata dal facciale e, conseguentemente, il calore percepito aumenta a seguito dell'accresciuta presenza di vapore acqueo. 

Il fattore psicologico

Infine non va dimenticato il fattore psicologico: può avere un impatto indiretto sul carico termico associato all'uso del dispositivo di protezione delle vie respiratorie, causando così una sensazione di claustrofobia. Alcuni soggetti, affetti da disturbi di ansia, ne mostrano uno di tipo respiratorio, contraddistinto da un'attività di respirazione intensa simile a quella di un attacco di panico, che si presenta quando il cervello percepisce un pericolo, in questo caso un falso allarme di soffocamento, ma gli occhi non riescono a individuare la minaccia. 

Alcune possibili soluzioni

Una delle strategie che può essere messa in pratica per alleviare l'impatto dell'uso del DPI in questione è il raffreddamento del viso, insieme a un'attenta programmazione di pause di recupero e reidratazione mentre si lavora. 

 

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