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Prende forma il nuovo Codice Appalti

Synetich Srl

 

 

Il disegno di legge delega, approvato dal Consiglio dei Ministri, stabilisce una serie di linee guida per la velocizzazione delle procedure per l'affidamento e la realizzazione delle opere.
A partire dall'approvazione della legge delega, il governo avrà sei mesi di tempo per varare uno o più decreti in materia di contratti pubblici. 
Il panorama normativo è destinato a modificarsi nel giro di poco tempo e, a quanto pare,  l'intenzione sarebbe quella di procedere lungo la strada imboccata con le semplificazioni che hanno introdotto progressivamente deroghe alle procedure ordinarie.  

 
Fenomenologia dell'appalto integrato

Il ddl delega consente alle Stazioni Appaltanti di individuare i casi in cui ricorrere all'appalto integrato.
Da questa considerazione, pare che l'appalto integrato diventerà una delle modalità di affidamento ordinarie tra cui le Stazioni Appaltanti potranno scegliere a propria discrezione.
Rispetto al passato, invece, il Codice Appalti del 2016, per tutelare la qualità della progettazione, aveva limitato il ricorso all'appalto integrato ai casi di opere particolarmente complesse o con un elevato contenuto tecnologico.  
La limitazione è però stata disattesa: da una parte gli operatori del settore hanno lamentato la difficoltà di applicazione del Codice Appalti e tempi estremamente lunghi tra aggiudicazione e realizzazione dell'opera, dall'altra la crisi si è tradotta nella necessità di velocizzazione delle procedure. La conseguenza delle due predette criticità è stata un sistema di deroghe provvisorie: nel 2019 il Decreto Sblocca Cantieri ha reintrodotto l'appalto integrato per un periodo limitato, ma l'ultimo Decreto Semplificazioni ambisce a prorogare la deroga.  

 
Cosa accadrà ai livelli di progettazione?

Dal momento che uno degli obbiettivi è la semplificazione delle procedure relative alla fase di approvazione dei progetti, una delle possibilità per perseguirlo è la ridefinizione, e eventuale riduzione, dei livelli di progettazione
Ora come ora, i livelli di progettazione sono tre: fattibilità tecnico economica, definitivo ed esecutivo.
Il Codice del 2016 stabilisce la possibilità di bandire le gare solo sulla base del progetto esecutivo per evitare varianti e contrattempi.  
Tuttavia, la duplice esigenza di semplificare l'applicazione del Codice e velocizzare le procedure ha ammorbidito anche questa previsione: il Decreto Semplificazioni del 2021 consente, infatti, che la progettazione ed esecuzione delle opere previste dal PNRR e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari sia affidata sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica.

 
E il subappalto?

Il ddl delega punta ad evitare le procedure di infrazione e risolvere quelle avviate: ecco perchè il nuovo Codice dovrà risolvere il contraddittorio sul subappalto.  
Sul punto, nel 2016 l'Italia si era discostata dalla posizione della Commissione Europea, che non prevedeva alcun limite al subappalto e chiedeva ai Paesi membri di non adottare regole più severe di quelle comunitarie. Il Codice del 2016, invece, in base alle peculiarità del nostro Paese, ha introdotto un tetto del 30% al subappalto, successivamente alzato al 40% attraverso il Decreto Sblocca cantieri.  
Il “contenzioso” con l'Unione Europea è andato avanti ma, il Decreto Semplificazioni, adottato per dimostrare a Bruxelles la capacità di spendere in modo efficiente le risorse del Recovery Plan, prevede un processo di progressiva liberalizzazione: fino al 31 ottobre 2021, il tetto del subappalto sarà elevato al 50%, mentre dal 1° novembre 2021 inizierà la liberalizzazione totale.

Nulla è ancora certo ma, a quanto pare, il Codice Appalti potrebbe inserirsi in questa Scia e proporre altre semplificazioni o, semplicemente, strutturarle in un testo unico.

 

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