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L'Italia si allinea alle direttive europee in materia di appalti

Synetich Srl

 

 

Fino a non troppo tempo fa, qualche mese per la precisione, l'art. 80 co.4 del Codice degli Appalti riportava la seguente affermazione “Un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti”.

 
Le “novità” normative

Il D.l. Semplificazioni, però, ha introdotto importanti modifiche all'ambito delle esclusioni per gravi violazioni degli obblighi fiscali, contributivi e previdenziali: l'art. 8, comma 5 del Semplificazioni muta e integra l'art. 80 co.4 del Codice degli appalti con la seguente esternazione “Un operatore economico può essere escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto se la stazione appaltante è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati qualora tale mancato pagamento costituisca una grave violazione ai sensi rispettivamente del secondo o del quarto periodo”. È da ricordare che le motivazioni della modifica della normativa sono da ricercare nella necessità nostrana di allinearsi ad alcuni principi comunitari: la Commissione Europea, infatti, il 24 gennaio 2019, aveva avviato, tramite lettera, una procedura d'infrazione (n.2018/2273) nei confronti dell'Italia. Quasi inutile dire che l'Italia, senza le modifiche apportate, avrebbe rischiato di subire gli esiti della predetta procedura. Nello specifico, mediante quest'ultima, la Commissione contestava all'Italia la discrepanza dell'art. 80 co.4 del D.Lgs 50/2016 con le direttive 2014/24/UE e 2014/23/UE che, rispettivamente, riguardano gli appalti e le concessioni pubbliche: le normative italiane “ante-riforma” non consentivano alla stazione appaltante di poter escludere dalle procedure di gara un operatore sospettato, da parte della stazione stessa, di aver commesso una violazione fiscale, previdenziale e/o contributiva, anche se non accertata in via definitiva.

 
Quando è accertata una violazione?

Fondamentalmente, il “dibattito giuridico” è stato disputato intorno al concetto di accertamento delle inadempienze compiute: definitivo per il vecchio Codice degli appalti, non per la normativa adeguata. Per quanto riguarda il concetto di accertamento definitivo, lo si può considerare tale quando “accompagnato” da (o a) una sentenza con efficacia di giudicato.

 
Come interpretare il non definitivamente accertato?

Una possibile interpretazione, l'unica forse, potrebbe essere la seguente: per scongiurare provvedimenti finalizzati all'esclusione, l'operatore economico non deve aver ricevuto alcuna decisione giudiziaria e nemmeno una amministrativa, entrambe anche non definitivamente accertate. Prima è stato detto che quella potrebbe essere l'unica “definizione” possibile perché qualunque interpretazione differente sarebbe in una condizione di contraddizione con la ratio semplificatoria che permea il decreto. Inoltre, sarebbe anche in contrasto con lo scopo di sostenere e supportare gli operatori del settore che, altrimenti, sarebbero esposti al rischio di una penalizzazione eccessiva e del tutto sproporzionata rispetto a una violazione tributaria spesso “soltanto presunta”.

 

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