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Interessanti spunti in tema di offerte anomale

Federica Dascoli

Interessanti spunti in tema di offerte anomale: è sufficiente un utile di 88 Euro a dimostrare la serietà e la sostenibilità dell'offerta? Esistono parametri per stabilire la congruità del compenso per incarichi libero professionali?

Risposte ai quesiti sono fornite dalla sentenzaTar Toscana, Firenze, sez. I, 19 marzo 2018, n. 410″.

"Con la prima censura la parte ricorrente deduce che l'utile risultante dall'offerta dell'aggiudicatario (pari ad euro 88,21) dimostra l'inesistenza di un reale margine di guadagno e, quindi, l'inattendibilità dell'offerta stessa.
Il rilievo non ha pregio.

Secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, al quale il Collegio ritiene di aderire,non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l'offerta deve essere considerata anomala, giacché anche un utile modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell'attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti dall'essere aggiudicatario e aver portato a termine un appalto pubblico (Cons. Stato, VI, 15.9.2017, n. 4350).

Con la seconda censura l'istante sostiene che il controinteressato non ha computato i costi generali societari, quali, ad esempio, gli stipendi ed il trattamento previdenziale dei dipendenti amministrativi e degli organi societari, e i costi della sede aziendale.
La doglianza è infondata.

Il Collegio rileva che l'aggiudicatario ha quantificato in euro 703,34 i costi generali, includendovi i costi amministrativi, i costi delle polizze fideiussorie e di pubblicazione del bando.

Tale importo, pur esiguo, appare congruo alla luce sia del modesto valore dell'appalto in questione sia delle caratteristiche dell'appalto stesso, il quale deve essere eseguito nei locali e con le attrezzature informatiche messi a disposizione dal Comune, con spese a carico di quest'ultimo; la stazione appaltante è infatti tenuta ad accollarsi, ai sensi degli artt. 8 e 9 del capitolato speciale, gli oneri di manutenzione, di pulizia, di riscaldamento e di fornitura di energia elettrica, le spese telefoniche e di cancelleria, ovvero tutti i costi economici per l'acquisto del materiale necessario all'espletamento del servizio.

Inoltre, per la quasi totalità le spese a carico dell'affidatario del servizio coincidono con quelle del personale, correttamente computate dalla parte controinteressata nelle apposite distinte voci dell'offerta economica: "costo personale", "costo coordinamento" (ragguagliato alle 12 ore annue previste nell'offerta tecnica) e "costo counselor". Infatti, il prezzo a base di gara quantificato in euro 46.024 ricomprendeva costi di manodopera stimati in euro 44.731, su un monte ore totale, includente il counselling lavorativo, pari a 2394 (si veda la lettera invito).

Sotto altro profilo,non vige una regola contabile o giuridica secondo cui per ogni contratto stipulato debba necessariamente trovare capienza una quota di spese generali non attinenti allo specifico contratto(TAR Sardegna, I, 9.12.2010, n. 2676): il riparto degli oneri generali può avvenire in modo diverso tra contratto e contratto, e comunque nel caso di specie la parte controinteressata già svolgeva, prima dell'aggiudicazione, numerosi altri servizi analoghi a quello oggetto del provvedimento impugnato, sul quale hanno potuto trovare imputazione i costi generali della società richiamati dalla ricorrente(documento n. 13 depositato in giudizio il 14.1.2018).

Con la terza doglianza l'esponente sostiene che il corrispettivo previsto per l'attività del counselor è incongruo e comunque non documentato.

La censura è infondata.

La figura del counselor fa parte delle professioni non regolamentate, disciplinate dalla legge n. 4/2013, rispetto alle quali non esiste un tariffario generale. Infatti, in coerenza con la suddetta legge, l'art. 7 del capitolato speciale d'appalto non demanda necessariamente l'attività di counselling ad uno psicologo, ma all'operatore in possesso di diploma di scuola media superiore e di diploma/attestato di abilitazione allo svolgimento di detta attività, con esperienza annuale nell'orientamento al lavoro, con la conseguenza che non potrebbero rilevare nemmeno eventuali tariffari approvati dall'Ordine degli Psicologi.

In ogni caso, la ricorrente opera un generico richiamo al "tariffario della categoria di appartenenza" cui sarebbero "presumibilmente soggette" le prestazioni professionali in questione, senza specificare quale sia la normativa che lo imporrebbe. La censura sul punto è quindi generica e, di conseguenza, inammissibile, oltre che infondata.

Appare perciò corretto il chiarimento fornito dall'aggiudicatario alla stazione appaltante, secondo il quale "il costo imputato per il servizio di counselling è stato determinato sulla base di accordi privati...".
Inoltre, nello specifico, il capitolato speciale d'appalto prescrive 189 ore di counselling distribuite sull'intera durata dell'appalto, rispetto alle quali l'aggiudicatario ha offerto l'importo di euro 3.496,50, corrispondente alcompenso orario di euro 18,5, il quale di per sé non rappresenta un importo incongruo o sottostimato".

Fonte: (giurisprudenzappalti.it)