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Infortuni, accessori e normative

Synetich Srl

 

Dalle ricerche condotte dall'Inail emerge che un terzo degli infortuni nell'utilizzo degli apparecchi di sollevamento è causato da una scelta errata degli accessori e delle attrezzature impiegate. Per quanto concerne gli accessori di sollevamento, i dati sono raccolti dall'archivio di INFOR.MO., strumento per l'analisi quali-quantitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.

 
Gli infortuni dei lavoratori causati da una scelta sbagliata degli accessori: due casi studio.

Il primo caso riguarda un artigiano che svolge il ruolo di montatore per conto di una società svizzera che costruisce centri di lavoro per lavorazioni meccaniche che, insieme a un altro artigiano meccanico e un dipendente della ditta costruttrice, quest'ultimo impiegato nella realizzazione della parte elettrica, viene ingaggiato per portare a termine l'installazione di un grande centro di lavoro. I due montatori utilizzano accessori di sollevamento (ganci, golfari, funi, ecc.) propri e, per dislocare un elemento del binario di scorrimento del carrello del centro di lavoro, una gru a carro ponte presente in reparto. Tale elemento, rettangolare, ha le seguenti dimensioni: lunghezza mm 6000, larghezza mm 1770 e spessore mm 270 per un peso di 1930 Kg. La squadra di lavoro ha utilizzato per il sollevamento di tale carico sono delle funi di fibra tessile, mentre per il sistema di presa (aggancio del carico) sono stati utilizzati 4 ganci a 'S', due con portata nominale di 125 kg e due con portata nominale di 250 kg, nonostante avessero “a disposizione numerosi altri ganci di forme diverse e portate superiori”. L'infortunato, addetto alla pulsantiera della gru, dopo aver sollevato il carico da terra a un'altezza di circa 3 metri, si sposta sotto al carico e vi si sofferma per motivi sconosciuti. Mentre si trova in tale posizione, a causa dell'eccessivo peso, i due ganci di portata 125 kg si deformano aprendosi e il carico cade schiacciando il lavoratore che decede a causa di una contusione della colonna vertebrale.
Gli elementi critici, e fatali, in questa circostanza sono stati:

  • i ganci di presa del carico di insufficiente resistenza meccanica;
  • la scelta di accessori di sollevamento non idonei;
  • la sosta sotto carichi sospesi.
 

Il secondo caso, invece, avviene in un'azienda che si occupa della costruzione di pompe ed essiccatori sottovuoto.
Un lavoratore è impegnato nel verniciare la “spalla”, la parte interna della base inferiore di un pesante manufatto in ferro di forma trapezoidale. Il lavoratore sospende la spalla mediante un gancio metallico a S direttamente nel bozzello del carroponte: in quella posizione il bozzello si trova a circa 3 metri di altezza. La “spalla” appesa in questo modo permette al lavoratore, inginocchiato a terra o a gambe flesse, di verniciare la parte interna da un'altezza di circa 1,5 metri. Improvvisamente il gancio cede e la “spalla” colpisce il lavoratore impattando violentemente l'area compresa tra il torace e l'addome e determinandone uno schiacciamento che ne causa il decesso. Il gancio utilizzato, pur essendo di uso comune, viene tendenzialmente impiegato per sostenere pezzi più piccoli e meno pesanti: disponeva infatti di una portata massima poco superiore al peso della spalla. Nonostante in reparto fossero presenti imbracature e grilli, o comunque altri accessori di sollevamento adeguati al sollevamento del pezzo in lavorazione, la scelta degli accessori dipendeva unicamente dal lavoratore, dal momento che non esistono procedure o regole predefinite. La lavorazione della “spalla”, per quanto non frequente, non era di certo un evento eccezionale (4-5 pezzi all'anno).
Gli elementi critici, e fatali, in questa circostanza sono stati:

  • accessorio di sollevamento meno adatto in quanto al limite della sua portata;
  • accessorio di sollevamento non adeguato al peso del pezzo da sollevare.
 
 
Normativa sugli accessori di sollevamento: direttiva macchine

Per ottenere alcune informazioni relative agli accessori di sollevamento si può prendere spunto da un intervento al convegno organizzato da Inail e Assolombarda: “L'8° Rapporto Inail sulla Sorveglianza del mercato per la direttiva macchine”. L'intervento “Le esperienze dei fabbricanti di accessori di sollevamento”, a cura di Marco Ghisleni (AISEM – Associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione) offre indicazioni relative ai controlli e alle verifiche e sottolinea l'utilità delle schede Inail per la definizione dei piani per i controlli di “apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso e relativi accessori di sollevamento”.
Il relatore menziona le disposizioni della Direttiva macchine 2006/42/CE: è possibile e legittimo definire un accessorio di sollevamento come “componente o attrezzatura non collegato stabilmente all'apparecchio di sollevamento che consente la presa del carico:

  • disposto tra la macchina e il carico;
  • oppure sul carico stesso;
  • oppure destinati a divenire parte integrante del carico;
  • oppure immessi sul mercato separatamente.
 
 

In questo senso catene, tiranti in fune metallica, fasce e brache - rientranti nella categoria accessori - grilli, golfari e tenditori - vale a dire componenti - bilancini, ganci a 'C', pinze, ventose e magneti - ossia attrezzature - sono da considerarsi prodotti inseriti nel campo di applicazione della Direttiva Macchine.   Rimanendo sul piano normativo, si rammenta che con il Decreto Legislativo n. 17 del 27 gennaio 2010 l'Italia ha fatto propria la Nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) con diverse novità “fra queste quella di equiparare gli accessori di sollevamento e relativi componenti alle 'macchine' e quindi, come tali, devono, al momento dell'acquisto, ricevere la Dichiarazione di Conformità CE unitamente al Manuale d'uso e manutenzione ed essere sottoposti alle verifiche periodiche (la periodicità è indicata dal costruttore/fabbricante) e deve essere compilato il relativo Registro di Controllo che il costruttore fornisce assieme all'accessorio”.

 
 
Chi è il fabbricante? Ha delle responsabilità?

Potrebbe essere quindi utile riproporre una definizione di costruttore/fabbricante, vale a dire “qualsiasi persona fisica o giuridica responsabile della progettazione e della fabbricazione di un prodotto al fine di immetterlo nel mercato nella Comunità a suo nome”; le stesse responsabilità del fabbricante “si applicano anche a qualsiasi persona fisica o giuridica che assembla, imballa, lavora o etichetta prodotti già pronti al fine di immetterli sul mercato comunitario con il proprio nome”.   Inoltre “chiunque modifichi la destinazione d'uso di un prodotto in modo tale che siano applicabili requisiti essenziali diversi o che il prodotto venga sostanzialmente modificato o ricostruito, creando pertanto un prodotto nuovo, al fine di immetterlo nel mercato nella Comunità, ha le stesse responsabilità del fabbricante”.      
In particolare si attribuisce al fabbricante la responsabilità di “progettare e fabbricare il prodotto nel rispetto dei requisiti essenziali fissati nella o nelle direttive; eseguire la valutazione della conformità secondo le procedure fissate nella o nelle direttive”.

 

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