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Gara non aggiudicata, motivare convenienza

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La facoltà di non aggiudicare un appalto va esercitata in relazione a un giudizio di convenienza, motivato, sul futuro contratto. Lo ha affermato il Consiglio di stato, sezione quinta con la sentenza del 27 novembre 2018 n. 6725 in merito alla non aggiudicazione di una gara. I giudici hanno richiamato innanzitutto l'articolo 95, comma 12 del codice del 2016 (decreto n. 50) che attribuisce alla stazione appaltante, e non alla commissione giudicatrice, nota la sentenza, la facoltà di non aggiudicare la gara quando nessuna offerta sia ritenuta, a giudizio discrezionale dell'amministrazione «conveniente o idonea». L'unica condizione che pone la norma è che questa facoltà sia indicata espressamente nel bando di gara o nella lettera d'invito. Il codice, dicono i giudici, non ha previsto quanto già era stabilito nel decreto 163/2006 e cioè (art. 55, comma 4) l'automatismo della non aggiudicazione in caso di una sola offerta valida.

La sentenza affronta quindi l'argomento principale del ricorso affermando «cionondimeno non appaiono sussistere ostacoli all'applicazione dell'art. 95, comma 12, anche in caso di unica offerta, purché ricorrano i presupposti ivi previsti, che consentono il rispetto dei parametri comunitari come richiesto dalla Corte di giustizia in caso di decisione di non aggiudicazione all'unico concorrente rimasto in gara: cfr. Corte giust. Ue, 11 dicembre 2014, n. 440-13».

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Fonte:

RedazioneSynetich

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