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Ance: l'Italia nel caos normativo

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I costruttori edili paventano la presenza di un 'monstrum di 500 provvedimenti' che, date le sue articolazioni, rischierebbe di rallentare la crescita ed essere quindi in contraddizione con lo spirito che ha animato il Paese negli ultimi mesi. Dal 1994 a oggi sono 500 i provvedimenti varati in materia di contratti pubblici, per un totale di 45.520 pagine, 136 chilometri di carta che per essere percorsa con gli occhi richiederebbe circa 158 giorni. E questo senza considerare i rimandi. Queste le considerazioni esternate dall'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) nella pubblicazione “Le mille e una norma - tutta la legislazione sui contratti pubblici dal 1994 ad oggi”, presentata durante un evento web.

 
Appalti, norme in continua crescita

Il presidente dell'Ance, Gabriele Buia, ha evidenziato il continuo aumento di peso del corpo normativo sugli appalti pubblici. Sul punto, Il documento redatto dall'Ance sottolinea come si sia passati dai 38 articoli in 48 pagine della Legge Merloni del 1994 ai 200 e passa articoli sia per Codice Appalti del 2006 sia per quello del 2016. Negli anni Novanta sono stati emanati 8 decreti all'anno, di media, mentre nell'ultimo decennio se ne possono contare quasi 30 per anno. In questa speciale classifica, il record lo detiene il 2019 con 39 interventi. Secondo Buia questi dati costituiscono la prova provata di “come l'esigenza di snellire e semplificare tanto sbandierata da tutti i Governi degli ultimi dieci anni non sia mai stata perseguita in modo efficace”. “Da ultimo – aggiunge - il Decreto Semplificazioni che si accanisce sulle gare senza fare nulla di concreto per tagliare le procedure a monte”.

 
Sovrapposizioni e norme parziali

Il documento dell'Ance ha preso in analisi i tre provvedimenti varati per contrastare l'emergenza Covid- 19:

  • 1.Il Decreto “Cura Italia” (DL 18/2020), costituito da un totale di 472 rimandi ad altre leggi e disposizioni, tra cui i regi decreti del 1910, 1931 e 1942;

  • 2.il Decreto “Liquidità (DL 23/2020) racchiude 190 rimandi, tra cui regi decreti del 1923 e 1942;

  • 3. il Decreto Rilancio (DL 34/2020) rinvia a 1145 norme, anche queste, in certi casi, risalenti a regi decreti del 1925, 1933 e 1942.

Chiaramente, i continui rimandi ostacolano una semplice consultazione e fruizione delle norme non facilmente consultabili, anche considerando che queste ultime in molti casi sono incomplete in quanto prevedono l'adozione di decreti attuativi, in certi casi non sono ancora arrivati.   Durante il Governo Conte I sono stati approvati 165 provvedimenti attuativi su 351, nel Governo Conte II 73 su 431, mentre i Governi precedenti avevano lasciato in eredità 341 provvedimenti da adottare. Secondo i calcoli dell'Ance, sono 885 i provvedimenti attuativi che mancano all'appello.

 
Caos normativo e tempi di realizzazione

Il caos normativo descritto impatta sensibilmente, e negativamente, sui tempi di realizzazione delle opere: per un'opera dal valore di 100 milioni di euro sono necessari 16 anni, mentre i semplici lavori di manutenzione possono avere durata di 4 o 5 anni. Solo per l'approvazione dei contratti di programma Anas e Rfi sono necessari 11 passaggi autorizzativi e, secondo l'Ance, sarebbero 30 i miliardi di euro bloccati da 2 anni e mezzo. A detta dei costruttori edili, quasi il 70% delle cause di blocco è da ricercare nella fase precedente alla gara, solo il 17% delle cause riguarda la fase di gara e, infine, meno del 2% è dovuto ai contenziosi tra le imprese.  

 
Un'idra alla governance 

Secondo la visione dell'Ance, la governance sugli investimenti pubblici sarebbe simili ad un'idra  a sette teste, ciascuna rappresentata da un'istituzione: Strategia Italia, con la sua segreteria tecnica, la Struttura per la progettazione (centrale di progettazione), Cassa Depositi e Prestiti, Invitalia, Italia Infrastrutture Spa, il Dipe e Investitalia. Ci sarebbero poi altri due apparati, uno previsto dal Piano Colao, l'altro annunciato dal presidente Conte per la task force per il recovery fund.

 

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