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Allegati tecnici e mancato uso della lingua italiana

Federica Dascoli

Gli allegati tecnici e le certificazioni prodotte a comprova della conformità dell'organizzazione e degli strumenti di cui dispone l'offerente devono obbligatoriamente essere lingua italiana?

Secondo parte ricorrente la legge di gara non necessitava di alcun chiarimento ammettendo già la possibilità di produrre le certificazioni in lingua originale. La traduzione non sarebbe imposta dal d.lgs. n. 50/2016 e l'esclusione non potrebbe, comunque, essere comminata.

Secondo ilTar Molise, Campobasso, sez. I, 07 marzo 2018, n. 123il rilievi sono fondati, ed al quesito risponde dunque in maniera negativa.

"Deve infatti osservarsi chele disposizioni della legge di gara invocate dall'Amministrazione resistente a supporto della propria tesi, non affermano univocamente che le certificazioni prodotte dai partecipanti a corredo dell'offerta dovessero essere tradotte in lingua italiana, limitandosi a confermare il principio, già scolpito all'art. 134 del d.lgs. n. 50/2016 (che invero disciplina altro n.d.r.), secondo il quale l'offerta stessa debba essere formulata in italiano.

Ma ciò, si badi, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa erariale,non implica che anche tutti gli allegati tecnici eventualmente prescrittie, nel caso di specie, le certificazioni eventualmente prodotte a comprova della conformità dell'organizzazione e degli strumenti di cui dispone l'offerentedebbano anch'essi essere redatti in lingua italiana.

La regola, che impone la predisposizione dell'offerta in italiano, risponde all'esigenza di garantire univocità e chiarezza del contenuto negoziale, al fine di consentire un corretto esame delle proposte da parte della Stazione appaltante e garantire un'effettiva e trasparente comparazione tra le stesse in forza del principio dipar condiciotra i partecipanti alla selezione; diversamente, nel caso di specie, i certificati in questione, secondo quanto affermato e non contestato da parte resistente, non concorrono a determinare il contenuto della prestazione proposta dall'operatore, ma a testimoniarne l'affidabilità e la professionalità, con la conseguenza che esse non soggiacciono alla medesima ratio ispiratrice di cui all'art. 134, co. 7 del d.lgs. n. 50/2016.

Del resto taleultimaprevisione, che impone la traduzione in italiano dei documenti, i certificati e le dichiarazioni sostitutive,sembraal Collegiodoversi riferire più propriamente alle certificazioni (e dichiarazioni) che attestano la sussistenza dei requisiti "generali" di partecipazione alla gara richiesti dall'art. 80 del d.lgs. n. 50/2016, non sembrando invece alludere alla documentazione tecnica posta a corredo dell'offerta, la cui produzione nella lingua originale non pare, invece, preclusa dall'ordinamento.

Infatti, consentire ai potenziali offerenti di produrre le certificazioni tecniche in lingua originale risulta più coerente con il principio di libera prestazione di servizi(di cui quello di non discriminazione tra gli operatori economici costituisce la declinazione operativa) riducendo gli oneri formali connessi alla partecipazione ad una procedura indetta da uno Stato diverso da quello di insediamento.

Pertanto stante la specifica previsione dell'art. 12 del capitolato che ammetteva la produzione di siffatta documentazione anche nella lingua originale, restava precluso all'Amministrazione in sede di chiarimenti sovvertire questa regola, atteso che, come già evidenziato in sede cautelare, i chiarimenti per propria natura non possono modificare la legge di gara allorché questa non si presti a diverse interpretazioni ma sia univoca nella sua portata, come nella specie.
Inoltre, in base al criterio di specialità applicabile anche all'esegesi delle disposizioni della lex specialis di gara, la specificità della previsione dell'art. 12 del capitolato non può che prevalere sulla generale previsione invocata dalla resistente secondo cui l'offerta deve essere sempre redatta in italiano, tenuto conto che quand'anche nel concetto di offerta si comprendesse anche la documentazione tecnica oggetto del presente giudizio, il ripetuto art. 12 avrebbe il carattere della legittima e specifica deroga accordata dalla stazione appaltante, come tale prevalente sulla regola generale derogata.

Sul piano pratico, poi,la produzione in lingua originale delle certificazioni non pare pregiudicare il lavoro della Commissione di gara,atteso che, come affermato da parte ricorrente e non contestato dall'Amministrazione,si tratterebbe di certificazioni note sul piano internazionale, sicché i commissari dovrebbero essere perfettamente in grado di comprendere l'effettiva portata delle stesse anche se in lingua inglese, trattandosi di documentazione di natura tecnica verosimilmente di comune diffusione tra gli operatori del settore".

Fonte (giurisprudenzappalti.it)