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Legge sulla concorrenza: tra le proposte dell'AGCM la sospensione del Codice dei contratti

Synetich Srl

 

Tra le proposte avanzate dall'AGCM, una sta animando il dibattito pubblico in particolar modo: la sospensione del Codice dei Contratti e l'affidamento alle direttive europee per le procedure riguardanti l'erogazione dei fondi “Next Generation EU” e altre opere strategiche.

 
Il parere dell'AGCM

L'idea parte dalla consapevolezza della centralità della Pubblica Amministrazione e degli Appalti pubblici; considerazione che è oltretutto condivisa dalla Commissione Europea che, infatti, sul tema si è espressa con le parole "rappresentano una quota sostanziale del PIL degli Stati membri dell'UE e svolgono un ruolo fondamentale nella crescita economica, nel progresso sociale e nel conseguimento di un obiettivo fondamentale di ogni Stato, ossia fornire servizi di qualità ai propri cittadini". Sebbene l'Antitrust riconosca l'importanza del “pubblico” - infatti ha dichiarato che "un'amministrazione pubblica efficiente e una regolazione semplice e trasparente costituiscono una pre-condizione essenziale per lo sviluppo competitivo dell'economia italiana in termini di innovazione e crescita" - sulla strada per tale sviluppo competitivo ci sarebbe un ostacolo: la normativa sugli appalti pubblici.
Nello specifico, la riforma del 2016 della normativa (D.Lgs. n. 50/2016) avrebbe generato "un labirinto di norme che, di fatto, generano inefficienze nel public procurement".
Sul punto e in base alle previsioni effettuate, rimuovendo le barriere amministrative nei settori manufatturieri, la produttività potrebbe aumentare del 25%.

 
Le due strade percorribili

Secondo l'AGCM, quindi, le possibili soluzioni per intervenire efficacemente nell'utilizzo dei fondi del Next Generetion EU sarebbero due:

  1. 1. sospensione del Codice dei contratti in riferimento alle procedure interessate dai fondi europei e alle opere strategiche e conseguente applicazione delle direttive Europee del 2014;

  2. 2. revisione del Codice dei contratti finalizzata alla semplificazione delle procedure, determinazione di regole certe e concessione di maggiore discrezionalità alle stazioni appaltanti.

In merito alla prima opzione, l'Antitrust ritiene che la sospensione del Codice risolverebbe le criticità principali attraverso l'eliminazione dei vincoli che “imbrigliano” il subappalto, l'avvalimento, l'appalto integrato, i criteri di valutazione delle offerte, l'obbligo di nomina dei commissari esterni.
La seconda proposta, che richiederebbe tempistiche maggiori, prevede l'applicazione di modelli flessibili di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici, la diminuzione dei formalismi e degli adempimenti non necessari.
Queste modifiche andrebbero a vantaggio sia degli acquirenti pubblici sia delle imprese: i primi potrebbero spendere meglio le risorse assegnate, mentre le seconde, in assenza di norme di eccessivamente dettagliate, sarebbero più libere da quegli oneri che attualmente rendono (ingiustificatamente) costosa e complessa la partecipazione agli appalti, oltre che ritardarne l'aggiudicazione e l'esecuzione.

 
Ulteriori miglioramenti: specializzazione e digitalizzazione

Secondo l'Antitrust, una maggiore specializzazione, una crescente qualificazione delle stazioni appaltanti e più discrezionalità, consentirebbero di applicare in modo appropriato procedure e criteri di aggiudicazione, senza però la necessità di utilizzo di modelli eccessivamente rigidi. Per quanto riguarda la digitalizzazione, questa permetterebbe una generale, ma profonda, semplificazione che favorirebbe una più celere conclusione dei procedimenti amministrativi.

 
Non tutti sono favorevoli

Angelo Carlini, Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori di Impianti, dei Servizi di Efficienza Energetica – ESCo e Facility Management (ASSISTAL) in merito alla proposta di sospensione del Codice ha dichiarato “La storia legislativa degli ultimi 30 anni ha segnato il raggiungimento di un equilibrio normativo, che verrebbe stravolto con il riferimento alle troppo generiche regole comunitarie. L'attuale Codice dei Contratti rappresenta la sintesi di anni e anni di confronto per il miglioramento della regolazione del mercato, per la massima garanzia del miglior risultato per le stazioni appaltanti e per il rispetto dei principi di trasparenza e di par condicio tra gli operatori. Ribadiamo la necessità per le imprese della certezza del diritto e della stabilità e quindi rifiutiamo questa narrazione secondo la quale per spendere i soldi del Recovery Plan sia consentito ignorare le regole vigenti. Siamo convinti che non sia questa la soluzione ai problemi che attanagliano il Paese da decenni. La soluzione è da ricercare nell'introduzione di correttivi e di percorsi virtuosi di rivisitazione di quei processi che generano lungaggini nelle procedure, anche in termini di organizzazione delle stazioni appaltanti che consenta loro di far fronte agli oneri procedurali. La sospensione delle attuali regole genererebbe una situazione di fragilità del nostro sistema, in primis in merito alla trasparenza, e rappresenterebbe l'ennesima occasione persa per migliorare ed attuare un impianto normativo di per sé funzionale”.

 

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